“Destra senza veli”. Nel nuovo libro di Baldoni passioni e lotte ancora attuali

Oltre settecento pagine di storia. Dai primi passi di quei reduci che diedero poi vita al Msi fino alle ultime, dolorose lacerazioni che hanno segnato il cammino della destra italiana, passando per la storia di Alleanza nazionale. Il nuovo libro di Adalberto Baldoni, Destra senza veli (1946-2017), edito da Fergen  (info@fergen.it), può essere letto in due diversi modi: da un lato c’è la cronaca, puntuale, documentata, con numerosi testimoni ascoltati direttamente in merito alle vicende raccontate. Dall’altro c’è la visione d’insieme sulla storia della destra italiana, al di là e oltre i particolari episodi, letta in una prospettiva che non è di evoluzione ma di progressiva decadenza. Oltre il racconto, dunque, c’è la tesi dell’autore.  Ed è chiaro, dall’impostazione che Adalberto Baldoni dà al suo lavoro, il giudizio storico negativo sull’esperienza di Alleanza Nazionale e la sottolineatura, al contrario, degli elementi vivi e vitali che dall’eredità del Msi potrebbero ancora essere recuperati

Il giudizio su An

Attenzione però: Baldoni non butta a mare tutta la storia di An per rivalutare, in chiave nostalgica, ciò che c’era stato prima. Positivo, a suo avviso, l’allargamento ad altri soggetti, l’atteggiamento di inclusione di differenti percorsi non riconducibili al  Msi. Ma poi c’è stata la degenerazione correntizia che ha logorato tutto, trasformando quella che era stata una nobile battaglia ideale in lotta interna tra gruppi ciascuno dei quali era proteso alla salvaguardia degli spazi di potere interno conquistati. Ma la critica più forte che si trova nel libro è quella verso la mancata valorizzazione degli intellettuali. La rinuncia, insomma, a supportare con un progetto culturale il cammino di An. Un vuoto in cui – annota Baldoni – spicca tuttavia il ruolo di Marzio Tremaglia quale assessore alla Cultura della Lombardia dal 1995 al 2000. Infine, viene rilevata non a torto una mancanza di democrazia interna che portò oggettivamente il leader Gianfranco Fini a ritenersi del tutto libero dai condizionamenti di un dibattito interno peraltro del tutto inesistente. 

La tesi di fondo

Scontato, da ultimo, il giudizio negativo sulla parabola di Fini e su Futuro e libertà, che l’autore interpreta come una manovra di sabotaggio del governo di centrodestra pilotata da Giorgio Napolitano al fine di realizzare un “golpe bianco”, dando credito al racconto di Amedeo Laboccetta in un libro edito nel 2015. Anche in questo caso l’autore raccoglie numerose testimonianze, limitandosi tuttavia a coloro che si sono pentiti dell’approdo in Fli. E’ la parte del libro dove, venendo meno la necessaria distanza tra i fatti raccontati e chi li rievoca, si finisce col fornire un’interpretazione ancora viziata da risentimenti e giudizi emotivi. 

Se la tesi di fondo che percorre il libro è quella, tutt’altro che nuova, secondo cui solo all’interno dell’orizzonte della destra occorre muoversi per dare il proprio contributo alla vita politica del paese; se da questo bisogna ripartire senza prendere atto di quanto le etichette risultino oggi contenitori vuoti o peggio recinti “incapacitanti”, libri come quello di Baldoni vanno presto completati lavorando sull’attualità, specificando i valori cui fare riferimento. Ma – come scrive Gennaro Malgieri nella sua prefazione – Destra senza veli non è un libro ideologico, ma di storia. Una storia che è anche storia di una “decomposizione”. Eppure “l’adesione a un patrimonio valoriale non suscettibile di usura è ancora possibile. E se nessuno vorrà più qualificarlo come Destra poco male – conclude Malgieri – l’importante è che continui ad esistere come una visione del mondo e della vita alla quale richiamarsi”.