Campania, «’o Sceriffo» De Luca sotto accusa: «1000 nomine in 500 giorni»

Due incarichi al dì per un totale di 994 nomine in 510 giorni: ancora sei, in pratica 72 ore, e il traguardo di quota mille è praticamente raggiunto. Roba da Guinness dei primati. Lo stakanovista del decreto di cui parliamo è Vincenzo De Luca, alias Vicienzo ‘o Sceriffo, il controverso governatore della Campania  noto a tutti gli italiani grazie alla vis comica di Maurizio Crozza e a una feroce polemica seguita alla pubblicazione sul Fatto Quotidiano di un suo intervento a sostegno del “sì” al referendum a colpi di elogi del clientelismo e di fritture di pesce.

Conferenza stampa di Forza Italia contro De Luca

A riportare questa volta De Luca sotto i riflettori è invece una conferenza stampa di Forza Italia campana che, attraverso l’europarlamentare Fulvio Martusciello e il capogruppo in regione Armando Cesaro, ha puntato l’indice anche contro «un sistema di sprechi milionari per una comunicazione che è politica, personale e non certo istituzionale». Il riferimento è alle spese per la comunicazione cresciute nel 2016, denunciano i due esponenti “azzurri” «da 40mila euro a un milione e mezzo di euro».

«Favoriti compagni di partito e salernitani»

Ma torniamo alle nomine, che per Forza Italia «non seguono alcun criterio meritocratico o accademico». Più rintracciabile appare il criterio della fedeltà politica: una nome per tutti, quello di Umberto De Gregorio, premiato alla presidenza dell’importantissimo Eav (Ente Autonomo Volturno) «solo perché – sottolineano i forzasti – animatore della campagna elettorale». Strettamente connesso alla fedeltà politica, c’è poi quello della territorialità. De Luca è di Salerno, ne è stato a lungo sindaco: «Nei curricula se manca la residenza a Salerno si è tagliati fuori», attacca Martusciello che cita a sostegno delle proprie parole il caso della Camera di commercio di Napoli «commissariata con il salernitano Girolamo Pettrone» e quello di Città della Scienza «a cui vertici siede il salernitano Ermanno Guerra».