Alemanno: centrodestra unito per salvare l’Italia, guai a tirarsi indietro

Francesco Storace presidente, Gianni Alemanno segretario, Roberto Menia vicesegretario. Questo l’assetto di vertice del Movimento nazionale per la sovranità votato all’unanimità nel congresso fondativo al Marriott Park Hotel. Responsabile dell’organizzazione è Roberto Bonasorte, il coordinamento va a Giuseppe Scopelliti, mentre Paolo Agostinacchio e Domenico Nania sono i garanti del movimento.

No alla politica del casting

“Il nostro popolo – ha detto Gianni Alemanno nell’intervento che ha concluso il congresso – ha pagato già abbastanza la politica maledetta del casting”, l’assoggettamento al “politicamente corretto imposto dai poteri forti per condizionare i popoli” e ad un euro “voluto da Ciampi e Prodi in nome dell’alleanza tra neoliberismo e antico internazionalismo della sinistra alleati per un mondo senza confini”. 

Uniti con FdI e Lega vinciamo le elezioni

“L’Italia -si è domandato- avrebbe avuto un ministro come Maria Elena Boschi senza la politica del casting” o un Sindaco come Virginia Raggi, “perché giovane e telegenica” senza questo casting “che fa della politica un insieme di cazzate?”.   Quanto ai rapporti con il centrodestra, “a Fratelli d’Italia e Lega -ha avvertito- dico: guai a chi si tira indietro! Abbiamo lo strumento delle primarie, per la
leadership e il perimetro di valori: facciamole, in modo da raggiungere un’unità senza compromessi al ribasso. Se facciamo questo, tra un anno vinciamo le elezioni e salviamo l’Italia”.

Sfondamento a sinistra

Alemanno ha recuperato la vecchia parola d’ordine rautiana dello “sfondamento a sinistra” cavalcando i temi dell’impoverimento del ceto medio e di quello popolare, ripescando anche il New deal roosveltiano degli investimenti pubblici per sostenere il mercato interno.   “Basta con il mercatismo che vede l’export come cuore dello sviluppo. L’economia è soprattutto economia interna” e bisogna anche ricorrere in caso di necessità “ad un protezionismo intelligente” che rifiuti logiche come quella di un’Ue che “impedisce aiuti di Stato ma poi lascia che i cinesi vengano a fare shopping delle nostre imprese”. Anche perché “la Costituzione ci obbliga a creare lavoro, non ad assicurare il pareggio di bilancio”, ha aggiunto facendo riferimento all’art.1 della Costituzione che campeggia in bell’evidenza sul palco del congresso.

Alemanno 

Il sovranismo, inoltre, “parla italiano, perché -ha sottolineato Alemanno- la democrazia si esprime in una lingua precisa, entro confini precisi: non esiste una democrazia transnazionale, una democrazia da traduzione simultanea come si fa nell’Unione Europea allo scopo di favorire, nell’incomprensione generale, le scelte tecnocratiche. Come diceva De Gaulle, la democrazia è un fatto nazionale”.  Da questo punto di vista, “solo per questo bisognerebbe ringraziare Donald Trump: avendo ripudiato il Ttip, che avrebbe portato gli Stati nazionale a essere sottoposti al giudizio di arbitrati internazionali, ha fatto un regalo ai popoli di tutto il mondo. E l’Ue, invece, apre al Ceta con il Canada…”.