Storia e mito degli Janus, il gruppo rock dove militava Stefano Recchioni

Gli Janus (originariamente Janum) erano un gruppo rock nazionalrivoluzionario nato nella storica sezione Colle Oppio del Movimento Sociale Italiano, che fu una delle prime sezioni romane del Msi. Nacque nel 1976 per opera di Mario Ladich, che ne fu sempre l’anima e il leader, in tutte le vicende e le traversie che il gruppo dovette affrontare negli anni. Ladich, oltre a essere un militante della storica sezione, era ed è un esperto di storia romana, in particolare di numismatica. Ha scritto diverso libri sull’argomento, Il sole nelle monete di Roma, del 1978, Monete vandale, del 2013 per la editrice Diana. Fu lui a scegliere il nome del gruppo, Janus, il più antico tra gli dèi di Roma. Il tipo di musica è stato definito un rock progressive, dalla ricerca musicale sofisticata, dalla sonorità limpida, dalla complessità del fraseggio, che non tutti potevano trovare immediatamente godibile. Il tempo ha reso giustizia agli Janus, e risentendo oggi i loro brani piacevolmente ossessivi, come qualcuno li ha definiti, se ne comprendono appieno il valore innovativo e la carica rivoluzionaria. Anche e soprattutto considerando i tempi e la penosa penuria di mezzi da cui questo e altri gruppi alternativi dell’epoca furono sempre afflitti. Tutti i loro vinili gli Janus li produssero infatti privatamente e andare a fare un concerto era un’autentica impresa. Come raccontò lo stesso Ladich in un’intervista, infatti, non erano cantautori che si spostavano con una chitarra e basta, no: loro avevano bisogno di un furgone per trasportare gli strumenti, avevano bisogno di amplificatori potenti, di casse e quant’altro. Ogni trasferta era costosa e non sempre se lo potevano permettere. Anche perché la musica militante non pagava davvero. Mario Ladich, batterista, è l’unico a essere rimasto nel gruppo in tutti i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni: motivi di studio, di lavoro, difficoltà a trovare musicisti di destra hanno costellato il cammino degli Janus: ogni tanto dalle rivista che li sostenevano, La Voce della Fogna o Dissenso o lo stesso Secolo d’Italia, Ladich lanciava appelli per trovare un bassista o altri elementi. Il gruppo nella sua carriera ha realizzato un 45 giri, con basso, chitarra e batteria, con i brani Rivoluzione e Tempo di vittoria. Il gruppo alternava brani strumentali a canzoni con voce.

Recchioni approda agli Janus nel 1977

Nell’estate del 1977 gli Janus suonano al I Campo Hobbit, con Stefano Recchioni alla chitarra (reperito proprio grazie a un appello sul Secolo!), accolti entusiasticamente dal pubblico, che non aveva mai neanche immaginato un gruppo rock nel panorama della musica alternativa. Nello stesso anno nasce l’EP European rock ensemble con cinque brani. Dopo l’assassinio di Stefano Recchioni ad Acca Larenzia il 7 gennaio 1978 a opera di un carabiniere, il gruppo subisce un’ennesima trasformazione. Va al II Campo Hobbit con una nuova formazione tra cui il flautista Claudio Coen Belinfanti, con cui realizzano quello che è considerato i miglior lavoro del gruppo, l’Lp Al Maestrale. La bellissima copertina di questo disco, un drakkar vichingo a vele spiegate con la croce celtica, è disegnata dal francese Jack Marchal, già collaboratore della Voce della Fogna e musicista egli stesso. Tra l’altro, nel 1979 Ladich inciderà insieme a Marchal e Oliver Carré l’album Science e Violence, che poi sarà presentato al III Campo Hobbit. Nel 1980 c’è un altro cambio nella formazione: entra Fabio Torriero, già componente del gruppo Nuovo Canto Popolare, con cui gli Janus realizzano il 45 giri Pescatore di sogni, dedicato a tema della lotta alla droga e che riceve anche il plauso di Giorgio Almirante. Quell’anno, in un incendio doloso alla libreria Europa di Roma appiccata dagli autonomi vanno bruciate le scorte del disco, che però in seguito sarà ristampato. Anche con queste difficoltà si doveva fare i conti a quei tempi. Nel 1981 gli Janus producono l’ultimo 45 giri, Note per un amico (A Stefano) dedicato a Stefano Recchioni, solo strumentale, e Danza per lupi. In quello stesso anno si sciolgono definitivamente, ma il segno lo avevano lasciato, e fu un segno veramente rivoluzionario se ancora nel 1997 ci sarà un concerto Tributo a Janus e se il loro Al Maestrale verrà ristampato in tiratura limitata per ben due volte, nel 1997 e nel 2012.

Il volantino degli Janus nel primo 45 giri

Ecco il testo del volantino che accompagnava il primo 45 giri degli Janus (allora Janum), pubblicato da Gennaccari, Volante e Giraudo nel loro ottimo Voci contro vento. Leggiamolio, ne vale la pena: Questo 45 giri vuol essere un documento della nascente musica alternativa antimarxista e anticapitalista. Un gesto di ribellione contro la musica consumistica imposta dal sistema e quella, pseudorivoluzionaria, degli strimpellatori impegnati a passare per le maglie dell’apparato musicale del PCI per approdare il più presto possibile ad un conto in una banca svizzera. Janum è la risposta musicale del nostro mondo al sistema, la sfida all’utopia rossa di una città senza domani, di una vita già espropriata dai meccanismi di un progresso che è desolazione e distruzione. Vogliamo dimostrare che in qualsiasi campo culturale e in qualunque aspetto della civiltà siamo capaci di una presenza attiva e alternativa. Il disco registrato dal vivo durante un concerto tenuto a Roma dai componenti del gruppo nazional-rivoluzionario Janum non è che l’inizio della nostra marcia per riconquistare la musica. Una musica da troppo tempo avvilita al livello di merce o di veicolo della più bassa manipolazione delle menti. (…) I giovani musicisti degli Janum non suonano per arricchire, come i falsi profeti della rivoluzione dell’eterno domani, ma solo per propagare intorno a sé un’Idea sperando che altri raccolgano la fiaccola accesa”.

(Notizie tratte da Voci contro vento e dal portale AcLorien.it. Il portale dei Cantiribelli)