Il Fmi attacca il patto di stabilità europeo: «È politicamente disastroso»

Nessuno avrebbe mai immaginato che sarebbe arrivato un giorno in cui, non Salvini, non Meloni o la Le Pen o qualsiasi altro sovranista euroscettico in circolazione, ma il Fondo Monetrario Internazionale (Fmi) avrebbe definito «politicamente inaccettabile» il Patto di stabilità europeo. Già, insieme alla Bce e alla Commissione Ue, il Fmi è la terza gamba della Troika, cioè la force de frappe pronta a colpire le nazioni sulla strada della bancarotta. Che ora il grido di dolore contro il Patto si alzi proprio da lì è una notizia che ha del clamoroso. Il Fmi è partito da un’analisi globale, contenuta in un working paper: a rispettare il Patto di Stabilità sono solo pochi Paesi dell’Eurozona: «Record scarso di adempimenti alle regole chiave dell’Ue», vi si legge, tra il 1999-2015.

Analisi impetosa del Fmi

Impietosi i dettagli forniti da numeri e percentuali: «Gli obiettivi di medio termine (Mto) sono stati violati nell’80 per cento dei casi presi in esame, con almeno due terzi dei paesi che hanno sforato il Mto ogni singolo anno». Che fare, dunque, per evitare la dissoluzione dell’Eurozona, cioè la fine ella moneta unica? Il Fmi guidato da Cristhine Lagard pensa ad introdurre incentivi per il rispetto delle norme sul bilancio e rendere le sanzioni politicamente accettabili. È chiaro – si legge ancora nel working paper – che avere conti in ordine è responsabilità dei governi ma è auspicabile «una riforma del Patto che ne faciliti l’ottemperanza visto che il Patto ad oggi non ha impedito il deterioramento dei bilanci e che le procedure per deficit sono cresciute».

E ora Gentiloni penserà di approfittarne

La presa di posizione del Fmi è miele per le orecchie del governo Gentiloni: essa cade infatti proprio mentre l’Italia negozia con l’Ue una correzione da 3,4 miliardi sui conti per scongiurare una procedura. «Per fare in modo che le regole fiscali politicamente funzionino – scrive ancora il Fondo – , bisognerebbe rafforzare ulteriormente gli incentivi creando sanzioni più credibili e benefici più tangibili per i paesi che soddisfano il Patto di Stabilità». Facile a dirsi, più difficile a farsi, come ammettono anche gli esperti del Fmi, che giudicano infatti tale missione «molto difficile in assenza di un’Unione politica».