Erdogan sotto attacco: le falle di 007 e polizia? È colpa della sua politica…

Erdogan sotto attacco: e le accuse contro di lui sono accuse a tutto campo che vanno dalle recriminazioni politiche sulla strategia interna che – a detta di amici e detrattori del leader turco, avrebbe creato profonde spaccature all’interno del tessuto sociale, favorendo l’infiltrazione di estremisti e l’azione dei terroristi – ai buchi nell’intelligence e nella sicurezza dimostrati nel caso del tragico attentato di Capodanno al Reina club di Istanbul.

Erdogan sotto attacco per le falle di 007 e polizia

Sarebbe questa, secondo gli analisti, la miscela esplosiva che avrebbe dato origine alla lunga serie di attentati che ha martoriato la Turchia nel 2016, tra i quali quello che la notte di Capodanno che, come drammaticamente noto, ha lasciato sul campo le ultime 39 vittime. Il ministro turco degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha annunciato stamattina che gli inquirenti sono riusciti a risalire al nome dell’attentatore di Istanbul. Ma l’uomo è ancora ricercato e le notizie di ieri sulla sua identità sono state oggetto di imbarazzate smentite e clamorosi autogol. Così come crea notevole disagio tra le istituzioni turche il fatto che il club Reina, teatro dell’attentato, fosse considerato un luogo “a rischio”, senza che per questo si sia riusciti a evitare l’attacco. L’assassinio, poco prima di Natale, dell’ambasciatore turco ad Ankara e l’attentato di Capodanno «sollevano interrogativi su quanto le forze turche di intelligence siano in grado di tenere il paese al sicuro», scriveva non a caso nei giorni scorsi il New York Times, ricordando come, dopo il tentato golpe del 15 luglio, l’operatività dei servizi e delle forze di sicurezza turche sia stata messa duramente alla prova da una massiccia campagna di epurazioni e arresti.

Estremisti e terroristi rafforzati da un Paese diviso?

Dunque, a detta del New York Times – e non solo – la stretta sugli oppositori si è rivelata controproducente e poco lungimirante. E allora, per esempio, Murat Yetkin, direttore del quotidiano liberale Hurriyet, ha sottolineato un altro errore che Erdogan e il governo dell’Akp hanno commesso in occasione del tentato golpe. I seguaci di Gulen sono stati indicati come terza minaccia che incombe sulla Turchia, insieme ai curdi del Pkk e del Pyd e ai jihadisti dell’Is. «Ma – ha scritto Yetkin in un recente editoriale – solo due di queste minacce sono state considerate esistenziali per la Turchia: il Pkk e i seguaci di Gulen. L’Is è stato visto come una grande minaccia terroristica, ma solo questo». Dunque, la conclusione appare scontata: gli estremisti hanno approfittato delle spaccature nella società. Non solo: sempre a detta dell’editorialista Yetkin, l’organizzazione jihadista sarebbe stata sottovalutata, mentre è una minaccia esistenziale per il paese e per la sua società. Colpendo un luogo simbolo della Turchia “laica”, secondo il direttore, l’Is ha «puntato a dividere la società, cercando di mettere i cittadini gli uni contro gli altri in base al loro stile di vita». E proprio le spaccature nella società turca, favorite o almeno non ostacolate dal governo dell’islamico Akp, hanno contribuito al proliferare dei jihadisti nel paese. E non è ancora tutto: anche per un’altra editorialista di Hurriyet, Barcin Yinanc, il governo turco ha ormai perso a tal punto il controllo della situazione da pregiudicare il futuro del paese. «La Turchia – ha scritto – è diventata un paese che non riesce a proteggere la vita dei suoi cittadini e dei suoi ospiti stranieri, che siano turisti o diplomatici. Ormai compete con Iraq e Afghanistan per frequenza degli attacchi terroristici e per numero delle vittime. E questo non è l’unico fattore che accelera lo scivolamento della Turchia verso la categoria dei paesi del terzo mondo»…

Gli Usa avvertirono Ankara della minaccia terroristica…

Se a tutto questo aggiungiamo che è tornata a prendere forza, in queste ultime ore, la notizia circolata a ridsotto della strage di Capodanno secondo cui gli Stati Uniti avrebbero avvertito il governo di Ankara sul rischio di attentati dell’Is in Turchia il 24, il 25 e il 31 dicembre, invitandolo a essere particolarmente vigile – lo ha riferito una fonte governativa turca citata dal quotidiano Hurriyet, secondo la quale Ankara aveva ricevuto due avvertimenti in proposito dagli Usa – il cerchio si chiude e si stringe pericolosamente intorno ad Erdogan. Il quale, bersagliato dal fuoco amico e avversario, poco fa si è limitato a dichiarare che «la Turchia non si arrenderà al terrorismo e non permetterà che i terroristi sfruttino le differenze nella società provocando la sua polarizzazione. Abbiamo – ha detto Erdogan, citato dal quotidiano Sabah – la capacità di far fronte a questi attacchi, che mirano a mettere i turchi gli uni contro gli altri. Tutti i cittadini – ha aquindi concluso il leader turco – devono affrontare la questione con un approccio responsabile e parlare e agire di conseguenza». E a buon intenditor…