7 gennaio, su “Il Dubbio” provocazione inaccettabile: inutile cercare la verità

Oggi il quotidiano Il Dubbio, diretto da Piero Sansonetti,è stato tra i pochissimi giornali a ricordare l’eccidio di Acca Larenzia con un lungo articolo nel quale si ricostruisce la strage e si raccontano le conseguenze che ebbe sulle scelte e sulle strategie dei militanti di allora. Vi si legge anche, però, che non avrebbe più senso la ricerca dei colpevoli visto che negli anni di piombo da una parte e dell’altra neri e rossi combattevano una guerra civile strisciante. Vi si aggiunge che lo stesso vale per l’omicidio di Valerio Verbano. Un invito a stendere un velo su Acca Larenzia – che del resto perdura da 39 anni – cioè su uno degli episodi più gravi degli anni Settanta in Italia. Si dimentica anche, tra l’altro, che i ragazzi da una parte e dall’altra non avevano certo lo stesso peso e lo stesso valore, così come i morti. La comunità missina dovette infatti subire discriminazioni e demonizzazioni, mentre ai militanti di sinistra ogni agibilità era concessa in nome dell’antifascismo. 

Gasparri: assassini mai trovati

Invito inaccettabile, dunque, per chi ha militato in quel mondo. E proprio sulla richiesta di verità alcuni hanno incentrato il loro ricordo della strage, come Maurizio Gasparri che sulla sua bacheca Fb ha scritto: “Trentanove anni dopo, non dimentichiamo la strage di Acca Larentia. Nemmeno i Procuratori della Repubblica, che non hanno mai trovato gli assassini pur in presenza di prove evidenti. Una vergogna grande che cade su Pignatone e tutti i suoi predecessori”. 

Il post di Giorgia Meloni su Acca Larenzia

Anche Giorgia Meloni ha ricordato l’eccidio in un post su Facebook: “Il 7 gennaio 1978 non avevo compiuto nemmeno un anno e i miei genitori seppero della strage di Acca Larentia dai giornali. Qualche titolo e poi più nulla: il massacro di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni doveva scomparire dalle pagine della storia ufficiale. Ma non è stato così. Generazioni di militanti, giornalisti indipendenti e storici fuori dal coro la raccontarono, senza stancarsi mai. Ed è solo grazie a loro che l’Italia ha saputo e non ha potuto più dimenticare. Da quel giorno, 39 anni sono trascorsi ma la sete di verità non è stata ancora soddisfatta: nessun colpevole, i carnefici impuniti, i mandanti sconosciuti”.  “Un pezzo di storia nazionale – conclude Meloni – rimane nell’ombra e a tre innocenti e alle loro famiglie è negata ogni giustizia. Noi non dimentichiamo: Franco, Francesco e Stefano sono martiri italiani, non smetteremo mai di onorare la loro memoria e di batterci perché sia fatta giustizia”.