2017, elezioni cruciali in Europa. Destre pigliatutto in Olanda, Francia e Germania?

Sarà un anno crocevia, il 2017, un anno di appuntamenti elettorali che già fanno venire l’orticaria alle forze liberali e che costringe i governi europei a venire a patti con le tesi cosiddette “populiste”. 

Il voto in Olanda

Primo nodo a venire al pettine sarà il voto – il prossimo 15 marzo – nei Paesi Bassi dove Geert Wilders, leader del Partito per la Libertà, ha già adottato lo slogan di Trump: Facciamo ancora grande l’Olanda. Il suo movimento ha il vento in poppa secondo i sondaggi. Si batte contro l’austerità e contro la “colonizzazione” da parte dell’Islam.

Geert Wilders contro l’Islam

“L’Islam – scrive Wilders nel suo Programma di liberazione dell’Olanda – afferma che vuole ucciderci. Il Corano non lascia alcun dubbio a riguardo. Sette musulmani olandesi su dieci credono che i precetti religiosi siano più importanti delle leggi dello Stato. E più di un musulmano su dieci che vive qui ritiene accettabile l’uso della violenza in nome dell’islam. Sono oltre 100.000 individui. Molti rifiutano di integrarsi e non mostrano alcun rispetto per le autorità olandesi”. Geert Wilders usa slogan ad effetto: io – proclama agli olandesi – farò in modo che non vi sentiate più stranieri in casa vostra. Immigrazione e Islam sono i punti centrali della sua politica fortemente nazionalista. 

Riflettori puntati sulla Francia

Ma è sulla Francia (primo turno delle presidenziali il 23 aprile) che sono puntati i riflettori d’Europa: là dove Marine Le Pen è diventata modello delle nuove destre che rivendicano frontiere chiuse contro la “barbarie” che viene da fuori, che riscoprono le radici cristiane, che propugnano la difesa delle tradizioni autoctone.  

Un modello in evoluzione

Un modello che si è evoluto sganciandosi dal retaggio del passato: ne è prova la frattura tra Marine e il padre Jean Marie e il cambio di passo nel linguaggio e nel simbolo (dalla fiamma alla rosa blu. logo della campagna per le presidenziali). La leader del Fn vuole parlare “au nom du peuple”, senza dimenticare gli esclusi e muovendosi tra immaginario tradizionale (Napoleone e Brigitte Bardot) postmoderno. Temibile proprio perché contro di lei la demonizzazione in nome del pericolo neofascista non funziona più. 

Tedeschi alle urne

Infine, in autunno, appuntamento con le urne per i tedeschi. Angela Merkel cercherà di essere rieletta per la quarta volta. Ma il quadro degli sfidanti non è ancora chiaro. Di certo c’è che l’Afd – Alternativa per la Germania – nei sondaggi è in costante crescita grazie alle sue parole d’ordine contro le porte aperte agli immigrati. A livello nazionale l’Afd aveva un consenso stimato intorno al 12 per cento, cresciuto al 15,5% dopo la strage di Natale a Berlino,  e potrebbe diventare il primo partito di destra ad entrare nel Parlamento federale tedesco dal secondo dopoguerra.

Il programma di Afd: no all’euro

Alternativa per la Germania – guidato dalla quarantenne Frauke Petry – nonostante il ruolo leader della Germania in Europa, è contrario alla moneta unica e guarda con diffidenza a Bruxelles. La Petry ha più volte detto che, se la Brexit darà frutti positivi nel Regno Unito, anche i tedeschi potrebbero decidersi a chiedere di uscire dall’Unione.