Vacilla anche la riforma delle banche Popolari: cosa resterà di Renzi?

Il Consiglio di Stato ha trasmesso alla Corte Costituzionale l’ordinanza con cui solleva questioni di legittimità sulle norme per la trasformazione in spa delle banche popolari contenute nel decreto legge del marzo 2015. Alla Consulta viene sottoposto non solo il “nodo” relativo al diritto di recesso per i soci e al loro rimborso, che già era oggetto dell’ordinanza del Consiglio di Stato dello scorso 2 dicembre, ma anche quello che riguarda l’utilizzo del decreto legge “in relazione alla evidente carenza dei presupposti di necessità e urgenza”. Se la Corte Costituzionale accogliesse questo rilievo, l’intera norma sulle Popolari potrebbe essere travolta.

La decisione ora passa alla Consulta

 L’ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale della VI sezione del Consiglio di Stato è stata preceduta da quella del 2 dicembre con cui i giudici amministrativi hanno sospeso in via cautelare alcune disposizioni della circolare della Banca d’Italia che contiene le misure attuative della trasformazione della popolari in Spa, annunciando che la questione sarebbe stata sottoposta alla Corte Costituzionale. Passaggio, quest’ultimo, che si concretizza appunto con l’ordinanza di remissione arrivata oggi. Nel frattempo, il giudizio di fronte al Consiglio di Stato resta fermo e sarà ripreso dopo la pronuncia della Consulta. A rivolgersi ai giudici amministrative sono stati alcuni soci delle banche, che si sono visti respinto il ricorso al Tar e hanno fatto appello. E il Consiglio di Stato ha ritenuto “rilevanti e non manifestamente infondati” alcuni degli aspetti sollevati dai ricorrenti e ha deciso di sottoporli alla Consulta.

I punti della riforma delle Popolari contestati

Il tema centrale è quello del diritto di recesso. Il decreto legge del governo, infatti, prevede che il diritto del socio che recede a vedersi liquidate le azioni, non sia solo differito entro termini precisi e con interessi, ma possa essere limitato, fino a escluderlo. Inoltre attribuisce a Bankitalia il potere di disciplinare le modalità di tale esclusione prospettando – secondo il Consiglio di Stato – la “attribuzione all’Istituto di vigilanza di un potere di delegificazione in bianco”. Due aspetti su cui i giudici amministrativi sollevano dei dubbi, sostenendo che il rimborso possa semmai essere differito, ma non negato. Ma in aggiunta viene sollevata questione di costituzionalità anche in relazione all’art. 77 della Costituzione, e quindi proprio per l’utilizzo del decreto legge. Spetterà alla Corte Costituzionale stabilire se ci fossero i presupposti di necessità e urgenza che lo giustificassero.