Il terrorista El Khazzani: così ci siamo infiltrati con gli immigrati in Europa

Non riuscivano a “bucare” i controlli degli aeroporti nell’area Schengen. E, così, hanno pensato di entrare in Europa per fare attentati fingendosi immigrati.

Ayoub El Khazzani, l’unico terrorista legato alla cellula degli attentati di Parigi che ha deciso di raccontare per filo e per segno la via del terrore, si apre completamente di fronte ai giudici. E spiega, particolarmente prolisso, l’elaborazione del suo progetto di morte.

Nella quinta audizione davanti ai giudici mercoledì 14 dicembre, Ayoub El Khazzani – autore dell’attentato, sventato, sul treno Thalys Bruxelles-Parigi del 21 agosto 2015 – ha deciso di raccontare tutto.
Il ventisettenne marocchino, che ha vissuto a lungo in Spagna, evoca il suo percorso nel dettaglio: dal soggiorno in Siria, fino alla genesi dell’attentato sul treno Thalys e le settimane passate tra Istanbul e Bruxelles in compagnia di colui che, all’epoca, era il suo capo Abdelhamid Abaaoud, spietato boia dell’Isis in Siria nonché futuro coordinatore degli attentati del 13 novembre a Parigi.

Dal suo racconto, rifevela oggi Le Monde, che pubblica i verbali, si scopre – in particolare – che la decisione dell’Isis di usare le stesse rotte degli immigrati per entrare in Europa venne inaugurata da El Khazzani stesso con Abaaoud, in quanto non riuscivano ad accedere per via aerea nell’area Schengen. Una “tecnica di infiltrazione” che poi verrà usata dalla quasi totalità degli attentatori suicidi del 13 novembre.

Ora El Khazzani dice di aver deciso di parlare per «dare un’immagine che corrisponda meglio»: «sono un vero jihadista ma non massacro donne e bambini. Non sono un massacratore ma un nobile combattente. Sono un soldato», sostiene sottolineando che a bordo del Thalys voleva uccidere degli «americani», non dei passeggeri a caso, per vendicare i bombardamenti in Siria.
«Un’affermazione – osserva Le Monde – difficilmente verificabile visto l’arsenale – un kalashnikov, otto caricatori e una pistola – ritrovato a casa sua».