Siria, una narrazione falsata da anni dai media su input di Onu e Usa

Anche se non piovono più bombe su Aleppo, la città nel nord della Siria liberata in questi giorni dall’esercito regolare siriano coadiuvato da militari russi, continuano a piovere menzogne mediatiche, anche da fonti autorevoli come le Nazioni Unite. Sono in realtà cinque anni che la narrazione del golpe siriano contro il legittimo presidente Bashar al Assad è completamente falsata: il sistema mediatico occidentale ha prontamente preso le difese dei terroristi islamici, Isis, al Nousra e altri, responsabili di atrocità inaudite verso la popolazione civile, così come ha fatto l’Unione Europea, che non trova di meglio che condannare in ogni occasione Assad – responsabile solo di resistere a un colpo di Stato armato da parte di feroci estremisti – e la Russia di Putin, alla quale poche ore fa Bruxelles ha rinnovato le controproducenti sanzioni che danneggiano in particolare l’Italia. Perché questa scelta di posizione decisa quanto sbagliata? Perché la Casa Bianca voleva colpire in tutti i imodi la Russia, che le fa ombra sulla scena internazionale. Anche nel suo ultimo discorso il presidente uscente Barack Obama non ha perso occasione per gettare fango e veleno su Assad, Putin e l’Iran. Onu, Ue, Usa, organizzazioni umanitarie e via dicendo hanno deciso cinque anni fa che il cattivo di turno era il presidente Assad, e con questa stella polare hanno propalato le loro menzogne in modo sistematico, perché come sappiamo la menzogna ripetuta come un mantra diventa una verità. In questa situazione si inquadrano anche le varie luci accese o spente per Aleppo: va bene finché si intenda dare solidarietà ai civili, ma male quanto, come in Francia, si voglia togliere legittimità all’avanzata dell’esercito siriano e dei russi. Colpisce che la Francia, colpita più volte dai terroristi islamici, indirettamente difenda i suoi carnefici. E in questi ultimi giorni, la stampa internazionale non pare proprio felice che Aleppo sia stata liberata dall’Isis… Un’ultima parola per l’Onu: in questi anni non ha perso occasione per calunniare l’esercito siriano e Assad, attribuendo loro stragi che erano state perpetrate dai trroristi islamici; nelle ultime settimane, poi, i loro mezzi si sono sempre tenuti alla larga dalle zone calde dove c’erano civili da evacuare, lasciando il compito di farlo ai mezzi russi e siriani. Eppure continua a chiedere la rimozione del presidente siriano. In Congo negli anni Sessanta e nei Balcani negli anni Novanta d’altra parte l’Onu ha dato sempre prova di parteggiare per una delle fazioni in lotta e di non espletare il suo mandato sovranzionale.

Siria, Aleppo è libera grazie a Putin e non all’Onu

Venendo alle notizie di queste ore, si apprende che un accordo è stato raggiunto per permettere l’evacuazione di «casi umanitari» dai villaggi shiiti di Foua e Kfarya in mano alle forze governative, nel nordovest della Siria: lo hanno reso noto  Hezbollah e l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo l’Osservatorio, l’evacuazione di 4.000 persone – inclusi i feriti – da Foua e Kfarya comincerà oggi. Si tratta di un passo avanti per riprendere l’evacuazione di civili e combattenti da Aleppo est sospesa ieri. E un nuovo accordo per riprendere l’evacuazione di migliaia di civili ancora intrappolati ad Aleppo est è stato raggiunto. Lo afferma un comandante dell’opposizione armata, al-Farouk Abu Bakr, alla tv al Arabiya. È la stessa intesa – riferisce il Guardian – che prevede anche l’evacuazione dei civili dai due villaggi a maggioranza sciita assediati dai ribelli. Il ritiro dei militanti da Aleppo ha aperto nuove opportunità per il cessate il fuoco anche in altre parti della Siria. Così il portavoce del Ministero della Difesa russo, generale maggiore Igor Konashenkov. Che ha sottolineato come «per andare avanti nella riconciliazione sia necessario essere d’accordo con tutte le parti in conflitto». «L’evacuazione in sicurezza da Aleppo dei militanti con le loro famiglie è unica non solo per aver salvato le vite di quasi 10mila siriani», ha detto. «Questa operazione ha aperto una nuova finestra di opportunità per un regime di cessate il fuoco non solo nella provincia di Aleppo ma anche in altre regioni della Siria; l’operazione ha dimostrato che andare avanti nella riconciliazione siriana è necessario raggiungere accordi con tutte le parti in conflitto sul campo, con l’eccezione dei gruppi terroristici».