D’Alema gongola per la sconfitta di Renzi: voleva rottamare? È stato rottamato (video)

Impossibile non notare la soddisfazione stampata sul volto, l’ironia dei toni e quel sorriso beffardo nel commento a caldo sul post referendum di Massimo D’Alema: niente onore delle armi all’avversario sconfitto sul campo elettorale a colpi di voto che, inconfondibilmente, hanno decretato una sconfitta personale prima ancora che di schieramento. Ha vinto il no: Renzi, sconfitto, si dimette, titolano a caratteri cubitali media e siti in apertura di pagina. E anche questo è un fatto, incontrovertibile. 

D’Alema e il “suo” scenario post-elettorale

E ora si apre un’altra partita: quella che segue il giro di buio che, al tavolo verde gli esponenti schierati sui due fronti contrapposti della riforma costituzionale – e nel segreto dell’urna i milioni di elettori accorsi a votare – tutti sono andati a vedere, smascherando il bluff riformista del premier che si è giocato tutto in quest’ultima mano. Che succederà dunque? Tra i tanti a delineare un possibile scenario post elettorale, tra aspirazioni individuali e ipotesi politiche, anche D’Alema ha risposto all’ardito quesito sostenendo – in questo caso con flemma britannica – che sarà il Capo dello Stato a dare «l’incarico a una personalità che lavorerà a misurare le disponibilità per un governo necessario al Paese. Si dovrà verificare il senso di responsabilità delle forze politiche – ha aggiunto ammiccando tra le righe D’Alema – e credo che ci sia una maggioranza in Parlamento che non intenda favorire lo scioglimento “irresponsabile” delle Camere perché la Consulta deve ancora pronunciarsi sull’Italicum»… 

Il nodo del Pd e del suo segretario

E nel gioco del “gira la ruota e salta la poltrona che si è appena aperto» – e il primo a ironizzare sulla perdita della propria è stato proprio Renzi nel suo discorso di commiato –  D’Alema, ammiccando a utilitaristici interim e prorogatio di fortuna, affronta anche la questione della segreteria del Pd e la posizione del premier uscente. «Non mi pare che abbia parlato in alcun modo di dimettersi da segretario, e poi i problemi del segretario del Pd li affronterà il Pd, ora questo voto ci dice altro». Eppure, anche in merito al futuro da riscrivere in Largo del Nazareno,  Massimo D’Alema – che nei prossimi giorni tornerà a Bruxelles a dirigere la Fondazione Italianieuropei – la sa e la dice lunga: «Il Pd deve tornare ad essere il Pd, essendo chiaro che non è il partito di Renzi. Naturalmente Renzi è una forza fondamentale, io non voglio togliergli spazio: era lui che voleva rottamare gli altri. Spero che questa passione gli sia passata»… Passata o no, il dado è tratto: e come ricordato dallo stesso D’Alema nelle ultime ore, ora in agenda ci sono da spuntare le voci della legge di bilancio e dell’emergenza terremoto: agli elettori l’ardua sentenza.