Usa 2016: se vincerà Donald Trump sarà “New Deal”. Ecco perchè

Se vincerà Donald Trump saranno subito dolori. E subito dopo sarà “New Deal”. Saranno dolori per l’élite finanziaria americana e per Wall Street. Le borse di tutto il mondo andranno giù. In picchiata. Nel mentre, si udiranno gli ultimi ululati delle vestali della democrazia ferita. Quella democrazia che è sempre buona se vince l’establishment e sempre in crisi se arriva il barbaro populista. Multimiliardari e finanzieri si chiuderanno nel più arcigno dei riserbi facendo al contempo filtrare previsioni funeste per l’universo tutto. Se vincerà Donald Trump perciò saranno dolori. Per loro. Per tutti i “loro” che se la sono spassata e se la sono cantata in tutti questi anni. Per tutti quei “loro” che spiegandoci ogni giorno la rava e la fava hanno sempre governato e sempre accumulato. Se vincerà il ciclone The Donald  provocherà in “loro” un immenso dolore. Cosicchè per gli altri, per tutti noi altri, potrà essere una grande festa. Potrebbe addirittura essere l’inizio di una nuova era. Un nuovo “New Deal”. La possibilità, per esempio, di uno sviluppo compatibile e di una pace duratura. Cose da pazzi, solo a immaginarle. Ma, appunto, immaginatelo soltanto per un momento. Donald Trump vince le elezioni e diventa il 45° presidente degli Stati Uniti. Mentre i media occidentali attoniti (pensate solo a quelli nostrani!) balbettano registrando il suo impossibile trionfo, lui attiva la linea diretta e da Washington chiama Vladimir Putin a Mosca. I due fissano subito un incontro, non importa dove,  per prendere alcune decisioni operative. Ad esempio, per dire stop a terrorismo e ingerenze negli affari interni di Stati sovrani. E poi basta con le ripicche reciproche. Quel che accade dopo il summit suddetto è semplice conseguenza: l’Isis viene letteralmente spazzata via, Assad si reinsedia a Damasco con l’onere di ricostruire il Paese e ripristinare la convivenza tra diverse etnie, il Medio Oriente ritrova una sua stabilità consentendo anche a Israele di non doversi più guardare da ogni parte per garantirsi la sopravvivenza. Fine del terrorismo e delle centrali che lo finanziano. Perchè non v’è dubbio che Arabia Saudita e Qatar saranno facilmente e immediatamente convinte a bloccare i rifornimenti a ogni forma di jihadismo. Quindi sarebbe la volta della Nato. Di un suo superamento o ristrutturazione, s’intende. Uno scenario mondiale di pace non può prevedere infatti una alleanza di difesa anacronistica (venuto da decenni meno il contraltare del Patto di Varsavia) con in più mire espansioniste. Sarebbe in questo caso la forza della logica ad avere la meglio. La logica di Donald Trump su un interesse nazionale solo presunto. Una logica e uno sforzo che si rivelerebbero vincenti. Anche perchè con una sostanziale pacificazione internazionale sarebbe facile per il presidente Trump impegnare tutte le sue forze sul fronte interno. Lì dove promuovere ammodernamento e sviluppo economico compatibili. Lui costruttore e immobiliarista dalle alterne fortune che vince la sfida della crescita della produzione e del lavoro per tutti a scapito di una finanza sanguisuga e senz’anima del tutto distante dallo spirito che animò i propositi dei Padri fondatori. Una maniera del tutto diversa di passare alla Storia rispetto alla Clinton. Sarà “New Deal“. Ma solo se vincerà Donald Trump.