Trieste si impone e rende obbligatori i vaccini per i bambini degli asili

«Senza tentennamenti» il Comune di Trieste abbatte un altro “muro” sulla strada delle vaccinazioni e, in aperta polemica con la Regione Friuli Venezia Giulia, le rende obbligatorie per i bambini che frequentano l’asilo. Non solo per quelli dei “nidi” (da zero a tre anni, come aveva fatto nei giorni scorsi la Regione Emilia Romagna), ma anche per quelli delle scuole materne, da tre a sei anni. In Veneto, invece, da oggi, sulla base di una delibera della Giunta regionale resa immediatamente esecutiva, i sindaci saranno obbligati a intervenire in tema di vaccinazioni qualora nei singoli asili si scenda sotto la soglia del 90% di bambini vaccinati, prevedendo che non possano più essere ammessi in classe i bambini non vaccinati o i nuovi iscritti che portino la percentuale sotto tale soglia. A Trieste, mentre in altre regioni, come Toscana, Umbria, Marche e Lazio si discute sull’obbligatorietà (o meno) delle vaccinazioni, l’obbligo scatterà già dal prossimo anno scolastico 2017/18: per iscriversi all’asilo circa quattromila bambini, o meglio i loro genitori, dovranno dimostrare si essere stati sottoposti a vaccinazione antidifterica, antitetanica, antipoliomietica e antiepatite virale B. I genitori dovranno produrre un’autocertificazione, ma il Comune ha già annunziato che i controlli saranno numerosi, anzi “a tappeto”.

La delibera di Trieste approvata la scorsa notte

A rendere obbligatoria la vaccinazione a Trieste è stato, la scorsa notte, il consiglio comunale che ha approvato una delibera varata dalla giunta di Roberto Dipiazza dopo aver rilevato che in città le coperture vaccinali sono scese sotto il livello di sicurezza del 95%: quella antidifterica all’89%, l’antitetanica al 91%, l’antipolio al 92% e quella antiepatite virale B all’89%. «Abbiamo adottato l’obbligo delle vaccinazioni per superare l’inerzia della Regione Friuli Venezia Giulia», spiega l’assessore all’infanzia, Angela Brandi (Fi), che sostiene che la giunta aveva deciso sulle vaccinazioni prima della scoperta della pediatra affetta da Tbc incaricata proprio delle vaccinazioni dei bambini. Brandi attacca la presidente della Regione Debora Serracchiani («Plaude ai provvedimenti presi in Emilia Romagna ma non ha il coraggio di fare la stessa cosa in Friuli Venezia Giulia») e Dipiazza rincara la dose invitando gli altri sindaci delle città italiane «a deliberare senza tentennamenti e senza aspettare le decisioni dall’alto perché – spiega – sono loro che devono fare le scelte». Lo contesta apertamente il Codacons che si dice «pronto a promuovere una raffica di ricorsi da parte delle famiglie contro la decisione del Comune», mentre usa toni più morbidi l’assessore regionale alla sanità, Sandra Telesca, che invita gli amministratori comunali a non fare delle vaccinazioni armi di scontro politico confermando che «la giunta regionale ha sempre tenuto aperta l’opzione di introdurre l’obbligatorietà a livello regionale ma preferisce in prima istanza la strada dell’informazione, della persuasione e del coinvolgimento». Che bravi…