Rinasce l’asse Storace-Alemanno: no al referendum, sì a una nuova destra

Nel video e nelle parole che scorrono ci sono i militanti che inseguono la stessa idea da decenni ma anche i leader di una volta, come Giorgio Almirante, e le nuovi fonti di ispirazione, come Donald Trump, “che dice molte cose che noi diciamo da sempre…”. La platea del cinema Adriano è piena, sul palco i leader di due partiti che da oggi sono ufficialmente alleati, La Destra di Francesco Storace, e Azione Nazionale, di Gianni Alemanno. L’occasione è quella del referendum, al quale dire No, ma anche l’idea di un nuovo soggetto politico che sappia anche elaborare una proposta riformatrice, come da Dna della destra missina. E il primo passo è la raccolta di firme, iniziata proprio all’Adriano, per una proposta di legge di iniziativa popolare che porti all’elezione di un’assemblea costituente eletta dal popolo. La convention “Destra unita vota No” termina con l’abbraccio di Storace e Alemanno e l’ovazione della platea, dopo tre ore di interventi e di dibattito sul futuro  della destra italiana che vuole ripartire dai due vecchi amici-nemici, persi e ritrovatisi nel corso degli anni, fino all’adunata di oggi all’Adriano, nella quale Storace lancia il “combattente Gianni” e Gianni ringrazia “l’amico Francesco che quando ero sindaco mi faceva opposizione ma quando ho avuto l’avviso di garanzia è stato il primo a schierarsi dalla mia parte”.

Storace: “Noi siamo neri, incazzati neri…”

Dopo l’intervento di diversi esponenti dei due partiti, Francesco Storace esordisce con una delle sue battute semiserie: “Noi siamo neri, incazzati neri, e per questo ci mettiamo insieme, per questo voglio ringraziare Gianni e i militanti che sono venuti qui per affollare, dopo tanti anni, questo teatro: siamo di nuovo insieme per un nuovo esaltante percorso politico, vorrei un applauso dai militanti della Destra ad Azione nazionale…”. E’ l’inizio di un nuovo inizio, a quanto pare, ma non manca lo sguardo al passato, a chi non c’è più, come Teodoro Buontempo, che oggi avrebbe convidiviso – dice Storace – “questa gioia di ritrovarci insieme”. Il leader della Destra ne ha per tutti, Monti, Renzi, De Luca e soprattutto il grllino Di Battista, che sostiene la moralità in politica “e poi ha come consulente un assassino”, con riferimento a Lollo e al massacro dei fratelli Mattei. Ma Storace parla anche ai possibili leader del centrodestra, da Salvini alla Meloni: “Anche loro debbono sentire la reponsabilità della dispersione di dieci milioni di italiani che non votano più a destra, quella destra diffusa è piu ampia dei partiti che oggi la rappresentano, e noi oggi non vogliamo chiedere a nessuno il permesso di fare politica, a nessun altro che non sia il nostro popolo”. “Ci dicano cosa vogliono fare da grandi, senza litigare, perché il nostro popolo non ne può più, noi non faremo alleanze che saranno perdenti, siamo stanchi dei trasformismi, non voglio fare più campagne elettorali con Verdini e Alfano…”. E il futuro della Destra? “Con Alemanno torneremo protagonisti, faremo di tutto per limare frizioni, per costruire un soggetto politico finalmente unitario, io vengo dal Msi e non voglio più dover usare la parola Centro per sentirmi legittimato: maledetto il giorno in cui fu sciolta Alleanza nazionale!”.

Alemanno: dal No a Renzi un messaggio alla destra italiana

Sul palco c’è l’abbraccio tra Storace e Alemanno, definito dal primo un “combattente ritrovato”. E l’ex sindaco, a braccio, illustra la sua piattaforma unitaria. “Non siamo qui per posti di potere, non ci interessa, ma noi non ci stiamo a vedere un centrodestra che se ne cade a pezzi, che si autodistrugge, siamo qui per rivendicare l’idea, che in tanti scoprono adesso, di sovranità nazionale. Perché senza quella, non può esserci democrazia, senza il popolo, la nazione, non può esserci rappresentanza degli interessi dal basso. La sovranità, per noi, è popolare…”. Alemanno ricorda il suo Msi, che lottava per l’idea di Nazione, per la lotta alla particocrazia e per le riforme costituzional. “E qui nasce il nostro No alla riforma di Renzi, che è brutta perché riduce gli spazi di sovranità mentre la nostra idea di riforma punta ad aumentarli, noi siamo per una riforma che nasca da un’assemblea costituente popolare, una riforma vera, dal basso. Il No del popolo, anche quello del Family Day che l’aveva giurata a questo governo che aveva varato le leggi sulle coppie gay, quel popolo spazzerà via Renzi e la sua riforma”. C’è spazio, poi, per i temi dell’immigrazione, dell’europeismo che stritola le nostre economie, del no alla globalizzazione che oggi rivendica Trump, per la lobby dei bamchieri che domina le decisionik del governo, per le finte riforme di Equitalia millantate dal governo. Ma c’è spazio, soprattutto, per un appello ai dieci miloni di italiani di destra che si sono persi nel nulla: “Vogliamo un cantiere di popolo che porti alle primarie, per una destra che rappresenti la sovranità nazionale e batta l’antipolitica grillina e denunci il tradimento degli interessi popolari consumato dalla sinistra”. Applausi, sipario, si aprono i banchetti delle firme.