40 chili di tritolo nel cuore di Roma: così nel 1946 l’Irgun distrusse l’ambasciata inglese

Vi siete mai chiesti perché l’ambasciata del Regno Unito a Roma sia nuovissima? Eppure è immersa in un quartiere, quello di Porta Pia, di caseggiati antichi, tra i quali spicca quello bianco del 1971. Lo raccontiamo perché probabilmente oggi molti romani, anche tra i nostri lettori, non ricordano il fatto. Lo raccontiamo anche perché persino in quell’occasione qualcuno tentò di addossare la colpa ai fascisti del Far (Fronte di azione rivoluzionaria) di Pino Romualdi, che ovviamente non c’entravano per nulla. Esattamente 70 anni fa, il 31 ottobre 1946, accadde a Roma un episodio tanto grave quanto ormai dimenticato: quaranta chili di tritolo furono depositato davanti l’ambasciata del Regno Unito a Roma, che era dove è ora, ossia nei pressi di Porta Pia, distruggendola completamente. Gli autori del gravissimo attentato, che causò per fortuna solo due feriti, entrambi italiani, erano componenti dell’Irgun, il famoso gruppo paramilitare sionista che agì durante il mandato britannico sulla Palestina dal 1931 al 1948. Era considerato un gruppo terrorista, e in effetti così operò, non solo dal governo inglese ma anche da altri governi e da altre organizzazioni ebraiche, ma in realtà dalla popolazione ebraica era considerato un movimento indipendentista e di liberazione nazionale. Tanto è vero che alcuni suoi leader parteciparono negli anni successivi alla vita politica di Israele, come ad esempio Ytzahk Shamir. Gruppo orientato a destra, è ormai considerato anticipatore, anche ideologicamente, dell’odierno partito israeliano Likud. E in effetti il moderno Israele, sin dalla sua costituzione, ha sposato il punto fondamentale della politica di Irgun: ossia che per difendersi dal terrorismo arabo, e comunque per difendersi, è fondamentale garantire dopo ogni aggressione una durissima rappresaglia, come appunto fu nel caso dell’ambasciata britannica a Roma settant’anni fa. L’Irgun (Irgun Zvai Leumi, Organizzazione militare nazionale) nacque da una scissione dell’Haganah, famosa proganizzazione paralimitare ebraica nata del 1920 e poi inserita in Tsahal, le forze armate d’Israele. L’Haganah era infatti considerata da molti troppo moderata e orientata a sinistra.Senza dilungarci sulla complessa storia dell’Irgun, basterà qui ricordare che l’orientamento del gruppo era strettamente nazionalista, che l’obiettivo era mettere fine al mandato britannico con qualsiasi mezzo, che la lotta doveva necessariamente essere armata, con decise reazioni a ogni tipo di aggressione.

L’Irgun si rese responsabile di numerosi attentati

Tornando a Roma, alle 2,30 del 31 ottobre di settant’anni fa, come racconta una bella cronaca del quotidiano la Stampa, tre giovani attivisti dell’Irgun, quattro secondo altre testimonianze, che riferiscono anche della presenza di una donna nel commando, effettuarono un clamoroso attentato contro Villa Bracciano, antico edificio di proprietà della famiglia Torlonia, dove aveva sede la rappresentanza diplomatica inglese in Italia. Ricordiamo che si era usciti da pochi mesi dalla guerra, e che quindi armi ed esplosivi si trovavano facilmente. È quindi destituita di fondamento la versione secondo cui i terroristi dell’Irgun ebbero quell’esplosivo da estremisti fascisti, poiché movimenti nazionalisti ebraici come l’Irgun o la Banda Stern non avevano davvero bisogno dell’aiuto del fascisti per ottenere tritolo. I tre lasciarono le due valigie piene di esplosivo sul portone della Villa, con scrtitto “Attenzione, miny” e corredate da un drappo rosso, come quello che segnala la presenza di esplosivi. A quanto pare i terroristi furono portati nei pressi da un taxi, che li aveva prelevati da una pensione vicino la stazione Termini. Dopo aver posizionato le due valigie con un congegno a tempo, i tre si misero dalla parte di Porta Pia (dove c’è il monumento al Bersagliere), per guardare l’effetto dell’esplosione. La Villa era pressoché deserta e si ebbero solo due feriti: un militare che passava per caso e il portiere di uno stabile vicino. Il gesto ebbe risonanza mondiale e comunque fu il più grave commesso dall’Irgun in Europa. La polizia italiana arrestò molti componenti la rete ebraica a Roma, che però poco dopo furono rilasciati in seguito a pressioni del Comando alleato in Italia, cosicché i responsabili rimasero di fatto impuniti. L’ambasciata fu trasferita provvisoriamente a Villa Wolkonsky, sede dell’ambasciatore britannico in italia, per poi ritrasferirsi dove è ora – e dov’era prima – nella nuova moderna legazione progettata dall’archietetto inglese Sir Basil Spence. In seguito agli arresti, l’Irgun trasferì la sua base operativa a Parigi, da dove poi organizzò un altro attentato all’Hotel Sacher di Vienna e un altro contro un treno che trasportava truppe britanniche. Nel 1948 l’Irgun fu sciolto e molti suoi componenti furono inseriti nell’Idf, le forze israeliane di difesa. L’Irgun si rese responsabile di molti attentati e omicidi “politici”, tra i quali si rcorda senz’altro quello al King David Hotel, a Gerusalemme, che fece oltre 90 morti.