Il Msi in Sicilia: il caso di Custonaci e l’impegno di Dino Grammatico

Nell’importante ricorrenza del settantesimo dalla nascita del Movimento Sociale Italiano va certamente ricordata la singolare vicenda legata a Custonaci. Poiché si deve proprio alla destra missina se Custonaci, questa cittadina sita nell’estrema punta della Sicilia occidentale, in provincia di Trapani, è potuta assurgere più volte, nell’ultimo cinquantennio del Novecento, alle cronache politiche nazionali. È la destra missina infatti che, pur discriminata politicamente, pur combattuta da tutte le forze politiche con ogni mezzo lecito ed illecito, ha avuto il grande merito di aver fatto sventolare più volte, a far data dal 1960, il vessillo della Fiamma tricolore sul più alto pennone del Comune, creando per i tempi che correvano un vero e proprio “scandalo”. Ed è sempre la destra missina che raggiunse – con riferimento alle medie elettorali nazionali del Partito che, al tempo, erano del 5 % e del 6 % – punte percentuali del 48 % e 49 %, ovviamente destando grande stupore tra gli osservatori politici, tra i partiti avversari e anche all’interno dello stesso Partito, esprimendo (per ben quindici anni) uno dei pochi sindaci missini in tutta Italia. Ragion per cui Giorgio Almirante non solo gratificherà il Movimento Sociale Italiano di Custonaci dell’appellativo di «fiore all’occhiello» del Partito, ma dirà anche, rivolto ai dirigenti: «spero che tutta l’Italia si accinga a diventare una Custonaci, vale a dire che il vostro esempio, che per tanti anni è stato un esempio solitario, diventi norma o comunque quasi norma in ogni parte d’Italia» (10 giugno 1971).

Molto lo si deve, evidentemente, all’attività politica di «un galantuomo della vecchia destra» (per riprendere la definizione di Maurizio Barbato sulle pagine de «La Repubblica») quale Dino Grammatico. Un’attività politica e culturale lunghissima (deputato regionale per ben sette legislature) da cui ancora oggi, non solo per fare memoria, possiamo attingere a piene mani, ma soprattutto per sottolineare la «lungimiranza visionaria», sia dell’uomo che del politico, in termini di idee e di proposte. Ammesso che sia possibile, in qualche modo, scindere le due figure.Questo suo «pragmatismo di prospettiva» lo ha certamente proiettato, e non poteva essere diversamente, sul proscenio nazionale. Tant’è vero che ancora oggi se ne serba ampiamente il ricordo, che certamente travalica i confini isolani e lo colloca tra i personaggi che hanno positivamente caratterizzato la seconda metà del Novecento italiano. Grammatico, anche a seguito della vicenda personale che lo coinvolse giovanissimo, conquistò infatti la ribalta nazionale: «Dopo lo sbarco degli alleati – ebbe lui stesso modo di raccontare – in Sicilia nel luglio del 1943 ci fu, in riferimento alla chiamata alle armi anche a seguito della dichiarazione di collaborazionismo fatta dal governo Badoglio, una reazione dei giovani siciliani. Una reazione che esplose in parecchie città dell’Isola, dando luogo anche ad invasioni di Municipi, ad invasioni di edifici rappresentativi dello Stato. […] Io debbo dire che personalmente, essendo stato fondatore di un movimento, che considerava gli alleati non già liberatori, ma occupanti dell’Isola, diedi manforte a questi movimenti attraverso un’azione di propaganda. E tutto questo portò me e altri ad essere processati dall’Alta Corte Militare Alleata e fu il primo processo che venne compiuto nell’Europa occupata. Processo che si svolse a Palermo, presso la Sala delle Lapidi, che durò circa dieci giorni e che si concluse, con la proposta di due condanne a morte. Fra cui la condanna a morte del sottoscritto. Però la condanna, anche se venne comunicata come eseguita, in pratica non venne comminata e io fui condannato, per esempio, a dieci anni di carcere e ne scontai tre e addirittura trascorsi i primi tre mesi nella cella della morte».

Nell’ambito più specifico del partito fu segretario provinciale di Trapani e fece parte per oltre trent’anni del Comitato centrale del MSI, della Direzione nazionale del MSI-Dn e dell’Esecutivo nazionale dal 1976 al 1992. In quel periodo fu anche responsabile nazionale del settore degli Enti Locali prima e del settore Mezzogiorno dopo. Mentre dal 1957 al 1976 fu anche presidente del Gruppo parlamentare del MSI-Dn all’ARS e Segretario regionale dal 1982 al 1992.La sua copiosa attività pubblicistica gli consentì, inoltre, di occupare, già a partire dagli anni Cinquanta, un posto in prima fila nel gruppo degli intellettuali espressione del mondo conservatore, cattolico e tradizionalista. Ne è esempio la sua adesione all’INSPE (Istituto Nazionale di Studi Politici ed Economici), che «progettava, non soltanto di ridare voce alla tradizione culturale nazionale, ma di interpretare i problemi emergenti della realtà politica, economica e sociale italiana, nel momento della sua trasformazione e dell’inserimento nella più vasta dimensione europea».

Questa sua collocazione, che mantenne coerentemente durante tutta la sua esistenza, consentì nell’aprile del 1994, ovvero dopo l’imprevista vittoria elettorale che portò la Destra politica al governo della Nazione, al periodico conservatore «Rinnovamento nella tradizione» di inserirlo, per aiutare i mezzi di informazione a districarsi in quel pianeta che fino ad allora era poco conosciuto al grande pubblico, nella «mappa ufficiale» degli uomini della cultura di destra.  Del resto proprio Grammatico, con la sua partecipazione nel lontano 1959 al primo Governo Milazzo, aveva “improvvisato”, con il ruolo di assessore all’agricoltura, una Destra di governo e proprio in quella veste avviò, in tempi decisamente non sospetti, la prima operazione antimafia nella Sicilia autonoma con la celebre “inchiesta Merra”.