Francia, la tuta come il burka: preside vieta l’abbigliamento sportivo a scuola

La tuta come il burka? Sembrerebbe proprio di sì: almeno per quanto concerne il liceo Condorcet di Limay, nel dipartimento francese delle Yvelines, il cui preside ha rigorosamente proibito di presentarsi in classe in tenuta ginnica. Il celebre indumento sportivo, infatti, e con tanto di circolare interna che ufficializza il divieto, è stato bandito dai banchi di scuola…

Francia, preside vieta la tuta da ginnastica a scuola

Una decisione contestata da alcuni ragazzi e anche dai loro genitori. Il regolamento interno stipula dunque che «la tuta è vietata» tra le mura scolastiche precisando  – come documentato oggi da Le Parisien – che i trasgressori verranno trattenuti a scuola per l’intero pomeriggio. Interrogato sulle motivazioni della messa al bando, il preside ha preferito non rispondere. Al contrario, però, alcuni genitori dei ragazzi coinvolti dal nuovo – e francamente incomprensibile provvedimento – hanno esternato tutte le loro perplessità e contrarietà in merito. «Questa disposizione viola la libertà degli studenti. Posso capire alcuni divieti scolastici, ma questo, francamente, proprio no», ha denunciato, tra gli altri, la mamma di uno degli studenti, Bouchra En-Nad, sottolineando, tra l’altro, che «il regolamento viene applicato in modo ingiusto: alcuni alunni vengono sanzionati, altri no, non mi pare equo». Una protesta che la donna ha messo nero su bianco in una missiva inviata al preside: «Mio figlio continuerà a vestirsi come vuole, a patto che sia corretto, decente, e senza simboli di ostentazione religiosa».

La Francia e l’obbligo d’abbigliamento degli studenti

Già, perché come noto, in Francia l’abbigliamento degli studenti prevede l’obbligo di attenersi ad alcune regole. Dal 2004, infatti, nelle scuole della République sono vietati tutti i segni di appartenenza religiosa, come il velo, la kippah o la croce. Una circolare del ministero dell’Istruzione stabilisce inoltre che il viso deve essere scoperto. Viene inoltre richiesto un abbigliamento «corretto, decente, e adatto» al contesto scolastico. Tutte richieste lecite e, nel caso del divieto di ostentazione dell’appartenenza religiosa, anche più che legittima in un paese come la Francia, a più riprese colpito al cuore della sua laicità da efferati estremisti di fede islamica. Ma tutto questo, ci chiediamo, cosa avrebbe a che vedere con la nuova direttiva “anti-tuta”, che è invece un divieto del tutto inedito, e al momento limitato solo ad un liceo?