Diamanti venduti dalle banche: la Consob indaga su possibili abusi

La vicenda era stata denunciata da Report domenica sera: la Consob sta riesaminando il tema della vendita di diamanti tramite gli sportelli delle banche. Da quanto si apprende le verifiche, che dovrebbero coinvolgere la divisione studi e l’ufficio analisi quantitative dell’autorità, serviranno ad approfondire la questione, tornata d’attualità dopo i casi sollevati sui media che paiono prefigurare abusi in materia, in un contesto in cui ormai negli istituti si vende di tutto, dalle polizze assicurative, ai biglietti dei concerti, agli smartphone. A fare da spartiacque per l’intervento della Commissione è la natura di prodotto finanziario, o meno, di quanto viene offerto ai clienti della banca e, solo nel primo caso, l’obbligo di un prospetto informativo. Al termine della ricognizione l’autorità di controllo sul mercato valuterà se intervenire e in che modo.

La questione si pone sul piano normativo e regolamentare ed è in un intervento in questo campo o in una più semplice comunicazione che potrebbe sfociare la verifica avviata dalla Consob. In passato la Commissione si è occupata già del tema. Il caso riguardava una ditta di Napoli, la Diamond Spa, che offriva diamanti sigillati in una confezione di cellophane. La proposta era in questi termini: l’azienda vendeva il diamante sigillato, il cliente lo custodiva senza aprire la confezione e la stessa società si impegnava a riacquistarlo dopo un certo numero di anni a un prezzo maggiorato che corrispondeva a un rendimento nell’ordine 8 per cento. La proposta si configurò come un’offerta abusiva di un prodotto finanziario e il Mef, su richiesta Consob, nel 2005 sanzionò l’azienda per 178 mila euro. La corte d’Appello di Napoli diede poi ragione alla Diamont ma Consob e ministero si rivolsero in Cassazione e, a gennaio 2013 la sentenza d’appello venne cassata. Da allora alla Commissione sono arrivati altri quesiti in materia. L’ultimo, nel 2013, sottoponeva un caso in cui una banca aveva messo a disposizione la propria rete distributiva a una società specializzata per la vendita di diamanti senza un riferimento a un rendimento futuro. Rispondendo a quel quesito Consob disse che non era un prodotto finanziario, quindi non si applicava la disciplina del Testo Unico della Finanza con l’obbligo di un prospetto informativo. Ora, a far riaccendere il faro della Commissione sono stati casi segnalati dalla stampa e, in Tv, da Report, che nella puntata andata in onda il 17 ottobre ha parlato della vendita di diamanti da parte di due società specializzate, la Intermarket Diamond Business (IDB) e la Diamond Private Investment (DPI) attraverso le reti di Intesa Sanpaolo e Unicredit: l’offerta dei diamante ai clienti delle banche avviene a prezzi superiori a quelli di mercato con l’effetto di rendere pesante il conto nel momento del disinvestimento.