Renzi “osa” twittare di trasparenza. E Gasparri: «Parlaci della casa di Carrai»

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La parola “trasparenza” sta diventando pericolosa, va usata con cautela per evitare l’effetto-boomerang, per evitaredi scottarsi. La cautela che è mancata al premier Matteo Renzi, il quale, nella frenesia di twittare, ha avuto le dita più veloci del pensiero. Riferendosi a Virginia Raggi e al caos capitolino in cui versano i ciquestelle, ha twittato:  «C’è chi parla di trasparenza ma non la applica. E chi invece la inserisce nella Costituzione (art. 97)». Così Matteo Renzi, presidente del Consiglio, ha ritwittato un messaggio del Comitato per il sì al referendum.

Twittare sulla trasparenza, Gasparri a Renzi: «Che pagliaccio…»

Il tweet, rilanciato dal premier, è anche accompagnato da un video che spiega come la riforma della Costituzione metta per iscritto un obbligo di trasparenza della pubblica amministrazione. Il messaggio è stato poi rilanciato pedissequamente da diversi esponenti del Pd. Twittare di trasparenza è azzardato. Roba che Pd e trasparenza sono un ossimoro vivente di questi tempi… Godibile il botta e risposta che si è innescato con il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri. «Renzi, fai un retweet su trasparenza? Che pagliaccio! Parlaci della casa di Carrai a Firenze dove spostasti la residenza. Chi pagava?»,  scrive su Twitter l’esponente di Forza Italia.  Tante verità nascoste di non piccola entità pendono sul premier. Inserire la trasparenza nella Costituzione non cambia alcune evidenze poco “trasparenti”. Sicuramente imbarazzante è stata la sua puntualizzazione via twitter.