Referendum, Renzi “stecca” a “Otto e1/2”. Il resto è solo… Travaglio

Ebbene, lo confessiamo: nel confronto tra Marco Travaglio e Matteo Renzi, diretto da Lilli Gruber a Otto e 1/2, il primo ci è apparso molto più convincente del secondo. Travaglio è una carta conosciuta: è un impenitente forcaiolo che ha scommesso sull’irridemibilità degli italiani. Di notte sogna politici in manette e di giorno, sul Fatto Quotidiano, innalza colonne infami contro chiunque, potente vero o presunto, incappi nella vischiosa rete delle procure. Non ha mai dubbi, e si vede.

Dalla Gruber Renzi è apparso in difficoltà

Il problema, semmai, è Renzi, che fa mille parti in commedia col risultato che alla fine non si riesce a capire se sia uno, nessuno o centomila: si presenta da reduce al raduno dei boy scout ma poi mette sotto chiave il Senato costringendolo a votare le nozze gay; corteggia le partite Iva per strapparle a Berlusconi ma poi dispensa soldi pubblici tra bonus, mance elettorali, regali ai 18enni o riempiendo di insegnanti le cattedre nonostante le culle desolatamente vuote; fa la faccia feroce contro le toghe militanti ma poi si accontenta della piccola manutenzione del suo Guardasigilli come un enricoletta qualsiasi; annuncia urbi et orbi la nascita dell’Italicum, salutandolo come la migliore legge elettorale mai vista al mondo e poi si dice disponibile a modificarne l’impianto. È il premier in carica e, nel contempo, l’aspirante leader dell’antipolitica, lui che non ha vissuto un solo giorno della sua vita al di fuori del suo partito. Blatera di taglio dei privilegi, ma poi difende l’immunità parlamentare. Si permette di definire sprezzantemente “casta” i parlamentari, ma ne accetta il sostegno alla poltrona. Infine, come se non bastasse, si è intestato una riforma costituzionale-truffa, per far passare la quale ha incollato sulla scheda elettorale un quesito bugiardo e ingannevole confidando nella fessaggine degli elettori.

Il premier paga le sue “capriole” politiche

Insomma, siamo governati da un Fregoli costretto a vivere politicamente di espedienti. Ma  ormai ha il respiro affannoso, e si sente. Ci chiediamo solo se in queste settimane costellate in indubbi insuccessi, Renzi abbia mai ripensato a come gli andavano bene le cose quando flirtrava con il Cavaliere. Adesso invece il premier tresca con Verdini che in dote gli ha solo portato un manipolo di voti parlamentari di cui nessuno vuol sapere e, con il suo cognome al netto del diminutivo, il colore dei sorci che vede ogni giorno.