Italicum, nuova giravolta dei grillini: va cancellato, vogliamo il proporzionale

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Italicum addio? Dopo il rinvio della Corte Costituzionale (forse a metà gennaio) dell’udienza sulla riforma elettorale per evitare «l’interferenza con il legislatore» (decisione che non sarebbe dispiaciuta al Quirinale)m i Cinquestelle tornano alla carica con una proposta che sa di antico e capovolge le posizioni di giugno. Abolizione dell’Italicum, da gettare nel cestino, e ritorno al proporzionale. È  queste la linea della mozione presentata alla Camera dai pentastellati.

I grillini contro l’Italicum

«Secondo noi deve essere adottato un sistema elettorale con formula proporzionale da applicarsi in circoscrizioni medio-piccole in quanto, oltre a garantire rappresentatività e vicinanza agli elettori, favorisce l’aggregazione fra le forze politiche piccole e medio-piccole, spingendole a mettere insieme le loro idee, se conciliabili, dentro forze politiche più grandi ma coese e favorisce l’omogeneità interna dei partiti e dei movimenti, disincentivando frantumazioni e scissioni». L’Italicum firmato Renzi deve essere cancellato tout court «in quanto non è una legge migliorabile perché è antidemocratica e incostituzionale», attaccano mentre il premier si dice soddisfatto per il verdetto della Consulta e ribadisce che il referendum costituzionale non va confuso con la riforma del sistema elettorale.

Un’altra giravolta: smentito Di Maio

Il governo Renzi – tuonano i parlamentari grillini – sembra composto da un gruppo di dilettanti allo sbaraglio perché non è stato neanche in grado di scrivere una buona legge elettorale, dopo la bocciatura del Porcellum da parte della Consulta. «Non ci piace l’Italicum – dicono cambiando idea ancora una volta  – a prescindere dal fatto che possa farci vincere le elezioni o meno. La legge elettorale per il Parlamento italiano deve essere, anzitutto, rappresentativa dei cittadini e, allo scopo, occorre adottare un sistema proporzionale senza alcun premio di maggioranza». È l’ennesima giravolta dei Cinquestelle. Soltanto a giugno Grillo e i suoi avevano cambiato idea rispetto al no iniziale difendendo l’Italicum  contro possibili ritocchi e accusando Renzi di barare. Era stato proprio Luigi Di Maio a offrire una sponda al governo spiazzando i dem contrari all’Italicum. «Hanno parlato per tre mesi di referendum, Olimpiadi e direzioni di partito. E così hanno perso le elezioni a Roma e Torino. Non contenti, il giorno dopo la sconfitta, hanno iniziato a parlare di modifiche alla legge elettorale, ovvero di come spartirsi le poltrone alle prossime elezioni politiche», scriveva Di Maio contro la modifica dell’Italicum. Adesso, invece, è di nuovo da bocciare.