Il cibo della mensa non è gradito: i genitori mandano i figli al ristorante

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Il cibo della mensa non è gradito agli alunni: le famiglie si organizzano per mandare i figli a pranzo al ristorante. Accade alla scuola media di San Carlo Canavese, in provincia di Torino. Un gruppo di una decina di famiglie (per un totale di 18 alunni su 125) ha fatto sapere alla dirigenza scolastica di Ciriè di voler rinunciare al pasto fornito dalla mensa, sostituendolo con quello preparato a casa, come previsto dalla recente sentenza del tribunale di Torino che, respingendo il reclamo del Miur, ha di fatto sancito il cosiddetto “diritto al panino”. «È nostro diritto poter scegliere – spiegano i genitori – non si tratta di una questione economica. Alla scuola del paese non c’è una cucina e i cibi confezionati arrivano quasi sempre poco freschi». Il Comune, che gestisce il servizio, ha negato alle famiglie la possibilità di consumare in mensa il cibo preparato a casa. Da qui l’idea dei genitori, se non si troverà una soluzione, di mandare i figli al ristorante, sulla piazza della scuola. «Credo che quella dei genitori sia una battaglia di principio – dice in merito il sindaco di San Carlo, Ugo Papurello – non ci risultano lamentele da parte dei ragazzi che mangiano i pasti serviti in mensa. Purtroppo, queste sono prese di posizione a mio avviso strumentali». E sulla possibilità che gli allievi della media pranzino al ristorante, il primo cittadino non pone limiti: «Pagheranno sicuramente di più, perché il servizio mensa costa quattro euro a pasto. Sono liberi di farlo…».

Il “diritto al panino” era stato riconosciuto nel giugno scorso da una sentenza della Corte d’Appello di Torino dopo l’azione legale portata avanti da centinaia di genitori torinesi che protestavano contro l’aumento delle tariffe della refezione.  Una battaglia nata più di 2 anni fa con un ricorso al Tar di 583 famiglie. I giudici amministrativi avevano bocciato il ricorso sull’aumento dei costi, ma si erano dichiarati incompetenti a decidere sulla sussistenza o meno di un diritto a portarsi il pranzo preparato a casa, demandando la questione al giudice ordinario.