Ue, scontro Austria-Turchia. Ankara: razzisti. Vienna: pensate ai curdi

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Quando non si hanno argomenti, si ricorre all’insulto: l’Austria è la «capitale del razzismo estremista», ha infatti detto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, reagendo alle dichiarazioni del cancelliere austriaco Christian Kern (socialdemocratico) che ieri ha suggerito di interrompere le trattative per l’adesione della Turchia nella Ue. In un’intervista alla tv Tgrt Haber, il ministro sostiene che i commenti di Kern sono «spiacevoli». Kern ha definito le trattative «una finzione diplomatica» e ha annunciato che porrà la questione di un piano alternativo al vertice Ue di metà settembre. Il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, ha stigmatizzato duramente le accuse di essere la capitale del razzismo lanciate dal suo collega turco Mevlut Cavusoglu. Attraverso un suo portavoce, Kurz ha invitato Ankara «a moderare la scelta delle parole e a fare piuttosto i propri compiti».

L’Austria non vuole Ankara nella Ue

Probabilmente il ministro austriaco si riferisce alla vera e propria guerra che c’è da anni tra turchi e la minoranza curda. Aggiungiamo che la Turchia è accusata da tutto il mondo del genocidio degli Armeni del 1915, quindi non è la nazione più titolata per accusare qualcun altro di razzismo. E l’Unione europea come sempre fa la scelta sbagliata: chiudere le porte dell’Europa alla Turchia sarebbe «un grave errore di politica estera» che in questo momento non va commesso: con queste parole il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, intervenendo pubblicamente per la prima volta dopo il tentato golpe, spegne sul nascere la richiesta del cancelliere austriaco Christian Kern. Ma Vienna può contare sulle perplessità della Germania. «La reintroduzione della pena di morte in Turchia ne bloccherebbe l’adesione alla Ue», rincara da Berlino il ministro degli esteri tedesco Frank Walter Steinmeier.