Referendum, Renzi non fa più paura al Pd e il dissenso esce allo scoperto

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I loro nomi – eccezion fatta per quelli di Manconi e Mucchetti al Senato e di Monaco alla Camera – appartengono tutti a parlamentari di seconda fascia, ma non per questo rappresentano per Renzi un problema secondario. Tutt’altro: dieci parlamentari del Pd – Corsini, Dirindin, Micheloni, Ricchiuti, Tocci, Bossa e Capodicasa, oltre a quelli già citati – che firmano un documento per annunciare il proprio convinto “no” al referendum costituzionale non rappresentano per il premier un bel biglietto da visita in vsta della battaglia referendaria del prossimo autunno. E non è tutto, perché nessuno riuscirà a togliere dalla testa di Renzi che l’iniziativa dei dissidenti non ha finalità diverse da quelle annunciate nonostante i protagonisti abbiano invocato il confronto sul «merito della riforma» senza indulgere a «pregiudiziali posizioni di partito o di schieramento».

Dieci parlamentari: «Ecco perché voteremo “no”»

In particolare – come si legge nella nota diffusa dai dieci – il loro dissenso è riassumibile in sei punti: dall’esclusivo protagonismo del governo su una materia genuinamente parlamentare all’approvazione della riforma ad opera di una «stretta e ondivaga maggioranza», passando per la mancata «semplificazione» del sistema istituzionale basato su un «bicameralismo confuso», un procedimento legislativo «farraginoso», un Senato in aperta contraddizione «tra la sua composizione e le sue alte competenze (in materia costituzionale e internazionale)». Infine, i parlamentari contestano anche «l’esorbitante ricentralizzazione nel rapporto tra Stato e Regioni» e il permanere del «nodo della elettività dei senatori».

«Sul referendum non c’è disciplina di partito»

Com’è prassi in questi casi, i firmatari cercano di allontanare da sé il sospetto di giocare al “tanto peggio, tanto meglio”.  Anzi, sostengono che la loro iniziativa possa essere utile a centrare il confronto referendario «sul merito e non su pregiudiziali posizioni di partito o di schieramento» e «a dar voce a elettori e quadri Pd che non condividono la revisione costituzionale». «Sappiamo – hanno aggiunto – che la nostra posizione è in dissenso da quella ufficiale del Pd», ma – hanno ricordato – «su principi e impianto costituzionale» non c’è disciplina di partito che tenga.