Piano “b” (senza la Turchia) per i migranti: soldi alla Grecia e confine blindato

Nessuno, ufficialmente, ne parla. Anche perché, per ora, la realtà raccontata dal numero di migranti che attraversano l’Egeo per andare dalla Turchia verso la Grecia è lontana dalle parole infuocate del presidente turco Erdogan. Ma le istituzioni europee sanno che, se l’intesa con Ankara crollasse, e il flusso di profughi ripartisse in modo massiccio, la conseguenza operativa non potrebbe che essere una: la gestione dell’emergenza nel Paese di arrivo. E dunque, confermano fonti europee, lo spostamento del fronte migratorio sul confine settentrionale greco, con una sua «chiusura» — un controllo quanto più possibile ordinato, si legge su “Il Corriere della Sera“.

Gli scenari Ue se fallisce il patto con la Turchia

Non ci sono, finora, discussioni operative in corso: il focus è ancora sul «piano A», come hanno ribadito le autorità europee (dal presidente della Commissione Juncker all’Alto rappresentante della politica estera Mogherini, al commissario per l’Immigrazione Avramopoulos) e tedesche. Il passo con cui l’Europa onora la sua parte degli impegni sta aumentando: i fondi stanziati per il supporto ai profughi in Turchia sono ormai più di 2,1 miliardi. Da Ankara, i dati erano, e restano, confortanti: se nel mese prima dell’accordo — siglato il 18 marzo — a prendere il mare erano stati in 1.740, a giugno quel numero era sceso a 47. Ma, ha detto due giorni fa il ministro per l’Immigrazione greco, Yannis Mouzalas, «se il flusso dovesse ripartire, non potremmo affrontarlo da soli. Abbiamo paura, ci stiamo preparando». A minacciare la tenuta dell’intesa, in questi giorni, sono state le prese di posizione del governo turco: il ministro degli Esteri Meviut Cavusoglu ha detto che, se l’Europa non concederà la possibilità ai turchi di viaggiare senza visto nell’area Schengen entro ottobre, l’intesa sarà carta straccia.

Aboliti i visti nell’area Schengen per i cittadini turchi

La Commissione Ue ha ribadito che, prima, Ankara dovrà rispettare tutte e 72 le condizioni dell’accordo. Su 5 il lavoro è incompleto: soprattutto sulla legge antiterrorismo che, nella versione attuale, è talmente ampia da consentire, per l’Ue, arresti arbitrari. È qui che la questione si innesta sulla reazione, furibonda, al colpo di Stato fallito in Turchia. Le parole del presidente turco, nei corridoi di Bruxelles, sono considerate retorica a uso interno. L’interesse reale di Ankara è quello di far funzionare l’intesa con l’Ue, i cui fondamentali non sono mutati. Per quanto complesso, lo sforzo da compiere per l’Ue — si segnala — è quello di separare la reazione del governo turco al golpe dal trattamento riservato ai profughi. Se sulla prima si nutrono preoccupazioni, sulla seconda non si sono registrati peggioramenti.