Via libera ai migranti di Calais diretti in Gb? Londra minaccia ritorsioni

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La Gran Bretagna è pronta a minacciare conseguenze sulla cooperazione bilaterale nella sicurezza con la Francia nel caso in cui Parigi modifichi l’accordo sui migranti a Calais. È quanto si legge sul Times, secondo cui a Londra c’è un forte malcontento dopo le ipotesi di revisione del trattato fatte da Xavier Bertrand, presidente della regione di Calais, per permettere ai profughi di presentare la richiesta di asilo al Regno Unito quando si trovano ancora nel territorio francese. «Non è un buon punto di partenza», ha detto una fonte dell’Home Office alla Bbc. E proprio questa spinosa questione è al centro del delicato incontro di oggi a Parigi fra la neo-ministra dell’Interno britannica, Amber Rudd, e il suo collega Bernard Cazeneuve. L’accordo siglato dai due Paesi nel 2003 ha trattenuto a Calais migliaia di rifugiati i quali ambirebbero ad attraversare la Manica per chiedere asilo sull’Isola. E una sua revisione avrebbe forti conseguenze sul governo di Londra che dopo il referendum sulla Brexit ha promesso di ridurre fortemente il numero di stranieri che entrano nel Paese. In particolare alla luce dei nuovi dati pubblicati oggi, secondo cui oltre 27mila migranti sono stati arrestati negli ultimi tre anni per essere entrati illegalmente nel Regno, con un aumento del 25% registrato fra il 2013 e il 2015.

Nella “giungla” di Calais 10mila migranti

La tensione è sempre più alta a Calais, porto del nord della Francia in cui si accalcano migliaia di migranti che sperano di raggiungere la Gran Bretagna. Il numero di profughi è in costante crescita, sfiora – e presto supererà – quota 10 mila. E parallelamente cresce il malcontento di abitanti, forze dell’ordine e autotrasportatori che regolarmente attraversano l’area portuale per raggiungere il tunnel sotto la Manica. Ufficialmente, secondo l’ultimo censimento della prefettura, i migranti accampati nella giungla, una zona boschiva nella periferia della città trasformata in enorme accampamento di fortuna, sono 6.900, ma per le associazioni di assistenza sono molti di più. Già a fine agosto, affermano i rappresentanti dell’ong sanitaria Médecins du Monde, erano più di 9 mila, ed entro l’inizio di settembre saranno un migliaio in più. «L’equivalente di una piccola città in Bretagna», afferma con amara ironia a Le Monde il responsabile dell’ong, Yannick Le Bihan,