Epurazioni in Rai, Renzi silura gli scomodi. Perfino la figlia di Berlinguer…

Il repulisti, con la lottizzazione estiva, si avvicina con l’avanzare delle ombre lunghe. In pieno agosto la nomenklatura renziana si è messa in movimento per sostituire i direttori dei telegiornali Rai anche in vista della campagna sul referendum. Un blitz sul quale, da tempo, l’opposizione ha alzato il velo. «Rai e referendum. In piena estate, come nella peggiore tradizione della tivù pubblica, sarebbero imminenti le nuove nomine dei direttori dei telegiornali Rai. Un repulisti che eliminerebbe, da quanto si apprende da notizie di stampa, le pochissime tracce di dissenso al presidente del Consiglio rimaste tra Viale Mazzini e Saxa Rubra» scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Per Brunetta, si tratta di “una vera e propria epurazione ispirata da Renzi, da realizzare in gran fretta e senza alcun annuncio ufficiale da parte dei vertici, che, fatto ancora più grave, sono stati auditi la scorsa settimana in commissione di Vigilanza Rai, e non hanno fatto alcun accenno a queste importantissime nomine. Campo Dall’Orto e Maggioni sono stati ben addestrati dal sempre più spudorato Renzi: procedere alle nuove nomine dei direttori dei telegiornali del servizio pubblico è un lavoretto da fare alla chetichella, sottotraccia. Il motivo è molto semplice: dopo le nuove nomine alle direzioni dei tg Rai, Renzi assumerà il controllo totale della tv pubblica silenziando forse l’unica voce critica rimasta, Bianca Berlinguer al Tg3, dopo la cacciata di Giannini da Ballarò e di Nicola Porro, conduttore di Virus».

L’allarme di Gasparri al grillino Fico

Di lottizzazione renziana parla anche Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia. «Ormai tutti condividono la mia richiesta, avanzata nei giorni scorsi con una lettera al presidente della Vigilanza Fico, di cambiare l’ordine del giorno del Cda  Rai di mercoledì per discutere del piano dell’informazione, evitando che si faccia una lottizzazione renziana senza analizzare prima costi, orientamenti e organizzazione dell’informazione Rai. Adesso vedo che anche alcuni esponenti in ritardo del Pd, come novelli “Alice nel paese delle meraviglie”, scoprono la realtà e quindi chiedono di ascoltare i vertici Rai unendosi alla richiesta che avevo avanzato e di fronte alla quale avevano taciuto. Meglio tardi che mai». «Avevo ragione a chiedere che si puntasse un faro di trasparenza su questa riorganizzazione dell’informazione, cosa che va fatta subito. Nessuno si illuda di fare operazioni lampo né nel Cda della Rai né nella Commissione parlamentare di Vigilanza – sottolinea Gasparri – che deve confrontarsi con tutta la calma e gli approfondimenti necessari sulla nuova organizzazione della Rai, visto che di questo si tratta. Se invece le operazioni sono di altra natura ci sarà di che discutere. È evidente a questo punto che, poiché la commissione di Vigilanza si riunisce alle 14 di mercoledì prossimo mentre il Cda Rai qualche ora prima, che il Cda potrà occuparsi del piano editoriale ma non certo delle nomine, perché i nomi sono conseguenza anche del piano e delle impostazioni che si daranno. Sono contento di avere anticipato ciò che oggi tutti condividono e penso che chi ha sbagliato – conclude Gasparri – dovrebbe ascoltare di più chi dice per primo le cose giuste». In effetti, finora, all’ordine del giorno del cda Rai convocato per mercoledì 3 agosto non si fa riferimento esplicito a eventuali nomine, anche se tecnicamente l’odg può essere integrato fino a 24 ore prima della riunione.

Le critiche dell’Usigrai

«Quello che sta andando in scena è il tipico totonomine estivo in perfetto stile Prima Repubblica. È evidente che tutto questo è slegato dal prodotto e da qualunque ipotesi di riforma editoriale, che anzi con questi metodi, e con una scontata politica degli annunci, viene definitivamente accantonata. Dove sono la annunciata diversità, l’innovazione e la contemporaneità di questo vertice?», si chiede in una nota l’Usigrai, sottolineando di essere “da anni l’unico soggetto a dimostrare di credere realmente nella necessità di una riforma radicale. Ci ritroviamo invece di fronte alla conservazione, con ipotesi addirittura di aumento del numero delle testate”.