Contro il sindaco di Amatrice già avviata la “macchinetta del fango”

Il suo motto? “Barcollo ma non mollo”. Lo sottolinea Il Fatto, presentando al suo pubblico Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice. Poi, sempre Il Fatto, ricorda che il “vivace e sanguigno” sindaco ha ricevuto la visita di Gianni Alemanno (avrà visto e sentito decine di politici, ma tant’è). Poi, ancora Il Fatto, trae le conclusioni: “uomo tosto, di destra…”. Quindi Pirozzi – ricercatissimo dai media in questi giorni e in queste ore – viene intervistato dal Tempo. Titolo: “Sono di destra. Non piace? Me ne frego”. In realtà lui questa frase, almeno a leggere l’intervista, non l’ha detta. Ha detto invece una cosa saggia: “Scusate ma ho cose più importanti da fare che pensare a delle polemiche stupidissime”.

Già, le polemiche. Perché l’Italia è il Paese delle lacrime e delle polemiche. E forse per il presenzialismo di questo sindaco battagliero, forse perché qualche testata incauta ha rivendicato il suo essere “camerata”, forse per tutte e due le cose, si è messa in moto una “macchinetta del fango” che stride con il sentimento di solidarietà che dovrebbe appartenere a tutti gli italiani in questo doloroso frangente. Pretesto: l’indagine, sacrosanta, sulla scuola di Amatrice ristrutturata nel 2012 e per metà disintegrata dal sisma del 24 agosto. Repubblica oggi ci fa il titolo di prima pagina. “Il costruttore della scuola: il sindaco sapeva tutto”. Tutta colpa di Pirozzi, dunque, il “tosto di destra”? All’interno due interviste, una al costruttore, l’altra al sindaco di Amatrice. Il costruttore che ha eseguito i lavori fa lo scaricabarile: “Nessuno mi ha chiesto l’adeguamento sismico, il sindaco sapeva tutto”. Il sindaco replica che lui non fa il tecnico, che in quella scuola ci vanno anche i suoi figli. Il giornalista incalza: “In quattro anni che cosa avete fatto per mettere in sicurezza le aree a rischio?”. Al sindaco, secondo Repubblica “trema la voce”, addirittura chiede ai carabinieri di cacciare i giornalisti. Poi se ne va in riunione e, particolare importante, gli tremano anche le mani… Un processo in piena regola. Tacciono i pm, ma parlano i giornali. E guarda caso l’imputato è il sindaco “tosto di destra”. Poi si scopre, leggendo il Messaggero, che la questione è molto complessa: le gare per ristrutturare la scuola furono due, una per l’adeguamento sismico di una parte dell’edificio (163mila euro) e una per il miglioramento generale della struttura, danneggiata dal terremoto dell’Aquila. Hanno rifatto gli impianti di riscaldamento, i bagni, la messa a norma delle finestre, i pavimenti. Nessuno spreco, almeno questo dice il titolare della ditta che ha vinto l’appalto che aggiunge: “nella scuola le cose da migliorare erano molte”. E non solo in quella scuola, come tutte le famiglie d’Italia sanno. Il “processo” a Pirozzi va a sbattere contro il muro del buonsenso. I soldi furono utilizzati per migliorìe nell’edificio e non solo per l’adeguamento antisisimico. Questo è quanto. Poi se la vedranno i magistrati, ma al momento Pirozzi non è indagato. E la scuola, è bene ricordarlo, è crollata ma nessuno è rimasto soto le macerie (per fortuna l’anno scolastico non era ancora iniziato). Perché allora questa frenesia di addossare il disastro colposo a un uomo che si sta dando da fare per far rinascere la sua comunità (come gli altri sindaci colpiti del resto)? Sta agendo, a quanto sembra, un mix di pregiudizio ideologico e di stupidità. L’inchiesta è alle prime battute, ma l’ansia di dare in pasto un capro espiatorio si riversa sul sindaco del “boia chi molla” (un copione già scritto in Italia e a proposito di altre tragedie). Una cosa molto grave. Una cosa inaccettabile. Le categorie di destra e sinistra non dovrebbero entrare nella reazione di una collettività nazionale alla tragedia. Pirozzi non ha fatto nulla per farcele entrare. Ma la trappola ideologica si è messa lo stesso in movimento e lo sta accalappiando. Proprio lui che a nemmeno un’ora dalla prima scossa chiedeva in tv a gran voce i soccorsi per i suoi concittadini sotto le macerie, commuovendo magari quelli che ora sono pronti a scagliare la pietra.  Questa storia è un ulteriore crollo, sia pur metaforico, della credibilità di un Paese incapace di portare il lutto unito per più di 24 ore. Fermatevi, finché siete in tempo. I morti di Amatrice non sono ancora stati sepolti. E ci sono troppi avvoltoi in circolazione. Troppi.