Reato di tortura, l’ira del centrodestra: così legate le mani ai nostri agenti

A metà giornata – nel bel mezzo di uno scontro parlamentare sull’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale che ha visto emergere al Senato una maggioranza Pd, Si, NcdAp, M5S -l’immagine più azzeccata la offre il “forzista” Maurizio Gasparri: «Ora – ha detto il vicepresidente del Senato rivolto ai banchi del Pd – avete un “toro” nel corridoio». E il “toro” altro non sono che le forze dell’ordine inferocite dal varo di una norma che – una volta approvata in via definitiva dalla Camera – legherà loro le mani nell’azione di contrasto contro ogni forma di criminalità.

M5S decisivo per far passare il ddl che introduce il reato di tortura

Nell’aula di Palazzo Madama, sul reato di tortura, è andato in onda un vero braccio di ferro tra centrodestra e centrosinistra. Il tutto ruotava intorno al termine «reiterate» che per Fi e Lega Nord (FdI non è presente al Senato) rappresentava una sorta di “linea del Piave”, caduta la quale, sarà un gioco da ragazzi mettere sotto accusa poliziotti, carabinieri, e agenti dell’ordine in generale. E a far cedere quell’argine ha provveduto l’emendamento dei Cinquestelle Buccarella, Cappelletti e Mussini, approvato con 151 sì.

Contrario anche il Silp-Cgil: «Un errore eliminare l’aggettivo “reiterate”»

Difende la scelta di eliminare il termine «reiterate» dal testo il capogruppo del Pd, Luigi Zanda: «Il Parlamento – dice – ha un debito con la società italiana e anche con l’ordinamento internazionale. E questo debito va onorato: quello di introdurre nel nostro ordinamento con venti anni di ritardo il reato di tortura». Ma che a sinistra non tutto giri nel verso auspicato e che il “toro” non abiti solo nella fantasia di Gasparri lo dimostra la problematica del Silp-Cgil, il cui segretario nazionale di categoria, Daniele Tissone, mette in guardia dal rischio di varare «una norma penalizzante per le lavoratrici e i lavoratori in divisa che, nella stragrande maggioranza dei casi, operano con diligenza e nel rispetto delle leggi». Anche per il Silp-Cgil l’eliminazione dell’aggettivo «reiterate» rappresenta «un punto da precisare» facendo semmai riferimento al «dolo specifico», anche in considerazione della «severità delle pene». Su questo – ha aggiunto Tissone -, senza demagogia ma con molta concretezza, faremo la nostra battaglia in difesa dei poliziotti».