Germania sotto attacco. Profugo siriano si fa esplodere ad Ansbach (Baviera): 12 feriti

Senza tregua: la Germania è sotto attacco, del fuoco nemico e di quello “amico”. La Gemrnania che sta vivendo giorni da incubo e che, dopo la strage al centro commerciale di Monaco compiuta da un immigrato di seconda generazione, ha dovuto assitere inerme alla villenza cieca dell’assassino che solo 24 ore fa, a Reutlingen (Baden-Württemberg), ha ucciso una donna con un machete e ferito altre persone in un negozio di kebab a Listplatz. E proprio mentre quest’ultimo aggressore, un rifugiato politico, veniva arrestato, un terrorista, un altro richiedente asilo accolto dal governo Merkel, ordiva ad Ansbach, in Baviera, a 40 chilometri da Norimberga, un attentato che nelle intenzioni puntava a seminare sangue e morte nei pressi di un concerto all’aperto dove si erano radunate ioltre 2500 persone e a colpire il numero di vittime più alto possibile. Tuttavia l’uomo, che è morto, non è riuscito a fare esplodere il suo ordigno dove voleva: e il bollettino di quest’ultima tentata strage, allora, compiuta da un kamikaze in nome del terrorismo isalmico, parla di 1 morto – l’attentatore – e di 12 feriti, di cui 3 gravi, anche se nessuno di loro in pericolo di vita.

Germania sotto attacco: attentato ad Ansbach, in Baviera

E quando ancora non si è finito di portare fiori e lumini. Di affiggere cartelli di lutto e solidarietà umana – uno su tutti quello riportato in foto che recita “L’amore vince sulla violenza” – in ricordo delle vittime della strage a Marienplatz, Monaco di Baviera, la Germania torna nel mirino degli attentatori: questa volta poi, l’agguato sembre essere proprio di matrice islamica. «Una notte così è difficile da sopportare, dopo aver dovuto accettare tante orribili notizie in pochi giorni»: non c’è alcuna traccia di sollievo nel volto e nella voce di Angela Merkel, per il fatto che le indagini sulla mattanza al centro commericlae Olympia del 24 luglio vadano ormai escludendo lo scenario terroristico. Come non c’è pace al pensiero che un folle qualunque, armato non si sas come di machete, possa colpire brutalmente, e in pieno giorno, a bordo di un vagone di un treno come in mezzo alla strada. E non c’è tempo per arrivare  a metabolizzare quanto sta accadendo nel giro di breve tempo: l’ultimo affondo mortale è di poche ore fa. L’ennesimo attacco al cuore della tranquilla Baviera, a cui ci si rifuta quasi credere…

Il racconto di un testimone

All’inizio della viollenta esplosione registrata ad Ansbach, allora, si era pensato – increduli – ad un afuga di gas, quasi a voler rirdiutare anche solo l’idea dell’ennesima strage mirata. E invece no: alla cancelliere tedesca, tramite  il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Herrmannun, arriva in nottata la notizia che un kamikaze, un rifugiato siriano di 27 anni, si è fatto  esplodere vicino a un luogo all’aperto che in quel momento ospitava un concerto con 2.500 spettatori.  «Mentre la band suonava abbiamo sentito un bel botto alle nostre spalle. Abbiamo sentito il boato e l’onda d’urto. Un uomo della sicurezza è corso verso l’entrata» ha raccontato un uomo, un testimone dell’agguato alla Bild di Kevin Krieger, che assisteva al concerto di musica ad Ansbach dove è esplosa una bomba nella serata di domenica. «Ho visto – ha continuato –  due persone a terra che avevano ferite alla testa e al collo. Le ho soccorse. Nel frattempo la polizia ci ha fatti evacuare. Non ci sono state grida, tutto è andato avanti abbastanza tranquillamente».

Germania, le indagini affidate a una commissione speciale

La polizia ha costituito una commissione speciale con oltre 30 investigatori che guiderà le indagini sull’attentato di Ansbach. Lo ha reso noto il presidio di polizia della Franconia centrale questa mattina. Le indagini sono partite dalla raccolta di elementi probanti sul luogo dell’esplosione e da una perquisizione nel luogo dove abitava il profugo siriano. La polizia ha chiesto ai cittadini presenti al concerto di inviare foto e filmati registrati durante la serata. Intanto si parte da una consapevolerzza almeno: l’attentatore di Ansbach, rimasto ucciso, portava l’ordigno esploso in uno zainetto: a riferirlo in queste ore è la Bbc, secondo cui la polizia tedesca non ha fatto nessun arresto. Sono intervenuti sul posto circa 200 agenti e 350 pompieri e soccorritori. Da quanto emerso fin qui, allora, sembra che il siriano avesse cercato di entrare al concerto, ma non c’è riuscito in quanto non aveva il biglietto. L’esplosione ha creato una voragine. Ancora non è chiaro chi abbia potuto rifornire di esplosivo il terrorista, e sono in corso rilievi per capirne l’origine. Nell’ordigno sarebbero stati messi anche pezzi di metallo, simili a utensili per la lavorazione del legno. È stato trovato anche il cellulare dell’attentatore: sono in corso ricerche per capire chi il siriano abbia contattato usandolo.

Chi era il profugo siriano autore dell’attentato ad Ansbach

Intanto, di lui si sa che era un rifugiato siriano 27enne che aveva presentato richiesta di asilo in Germania. Rochiesta che, come spiegato dal ministro degli Interni bavarese Herrmann, era stata respinta un anno fa dalle autorità bavaresi: eppure da allora il terrorista aveva continuato a vivere comunque in Germania. Dell’uomo si sa che aveva tentato più volte il suicidio, che era stato anche ricoverato in un ospedale psichiatrico, che era finito più volte nel mirino della polizia anche per reati legati alla droga, e che ieri, improvvisatosi kamikaze, è morto, ferito dal suo stesso ordigno che ha inferto lesioni anche gravi ad una dozzina di persone nella cittadina a 40 chilometri da Norimberga. Per quest’ultimo attentato, allora, il ministro dell’Interno della Baviera non esclude la matrice islamica dell’agguato. Dopo la strage di Monaco e l’aggressione a colpi di machete che ha provocato un morto e due feriti a Reitlingen da parte di un altro rifugiato siriano, la bomba di Ansbach chiude un weekend da incubo per la Baviera. Quest’ultima vicenda in particolare, allora, apre la ferita dei rifugiati, tema già caldo in Germania dalle porte aperte verso i migranti (ce ne sono un milione circa) e diventato rovente nell’ultimo weekend visto che entrambi rifugiati ed entrambi siriani sono stati i protagonisti delle ultime violenze in una Baviera che ora reclama un giro di vite. Herrmann si dice «scioccato» per il fatto che «si abusi della protezione garantita ai richiedenti asilo. È un oltraggio che questo avvenga. Bisogna fare qualcosa perché non si continui con questo andazzo», sostiene, evidenziando che «chi cerca protezione in Germania deve avere rispetto totale per le leggi tedesche e per il popolo tedesco»…