Napoli, i “rottamati” impallinano la Valente. E Renzi commissaria il Pd

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Potrà forse apparire esagerato, ma per capire come evolveranno i rapporti tra Matteo Renzi e l’opposizione interna bisognerà guardare a come si muoverà il Pd sotto il Vesuvio, in quella Napoli che ha appena rifilato al premier una bruciante sconfitta impedendo alla sua candidata, Valeria Valente, di accedere persino al ballottaggio. Non è poco in una regione che solo un anno fa è passata di mano, dal centrodestra di Stefano Caldoro al centrosinistra di Enzo De Luca. Una vittoria che aveva tutta l’aria di annunciare futuri trionfi. Invece, in barba a tutte le previsioni di dodici mesi fa, l’elezione d’o’ Sceriffo a Palazzo Santa Lucia non ha innescato alcun effetto domino. E su Napoli il Pd è rimasto a guardare. Un’umiliazione troppo grande per Renzi. Che infatti ha già dato l’annuncio di «una soluzione commissariale molto forte» per il Pd partenopeo accompagnandolo con parole inequivocabili: «Napoli è città meravigliosa ma è un baco per il Pd».

Da Napoli può partire la riscossa del vecchio Pd

E che il «baco» abbia il ghigno di Antonio Bassolino, solo in pochi possono negarlo. Bassolino è stato lo sconfitto eccellente delle primarie. Che ha chiesto e non ottenuto un gesto riparatore dal vertice romano dopo averne denunciato brogli e presunte illegalità. L’ex-governatore è stato defilato per tutta la campagna elettorale, salvo punzecchiare via blog il Pd e salvo presenziare alla manifestazione conclusiva di Renzi. Anche dopo il voto decide di giocare di rimessa e prima di commentare aspetta che a farlo siano «la candidata e i dirigenti locali e nazionali del PD». Solo dopo- si legge nel suo post su Fb –  «è per me doveroso fare qualche riflessione». Ed è veramente difficile immaginare che Bassolino “rifletta” da solo e non in compagnia degli altri “rottamati” da Renzi.

La candidata sconfitta: «Gestita male l’alleanza con Verdini»

E a Bassolino pensa anche la Valente quando recrimina, non senza ragione, che a Napoli «le polemiche post-primarie sono state più lunghe delle primarie stesse». In ogni caso – fa capire – se a candidarsi fosse stato l’ex-governatore, «avrebbe fatto peggio». Come a dire che il problema è strutturale e riguarda tutto il partito e non solo alcuni suoi settori. Ma c’è anche il tempo per un’altra recriminazione, che questa volta chiama direttamente in causa lo stesso Renzi e riguarda l’alleanza con i verdiniani di Ala che a Napoli erano accreditati come il lievito per l’accesso al ballottaggio e che invece si sono rivelati zavorra. «Visto il risultato, le scelte sulle alleanze potevano essere sicuramente gestite meglio». Primarie truccate, “rottamazione” incompiuta, crisi di rigetto per Verdini. Insomma, ci sono tutti gli ingrediente perché Napoli diventi per Renzi un letto di spine. Se, infatti, come è stato scritto, sarà il Sud a fare la differenza sul referendum di ottobre, la sconfitta odierna è per il premier un campanello d’allarme. Ma un segnale di riscossa dei suoi nemici interni.