Filippine, cronisti nel mirino di Duterte: «A volte li uccidono perché sbagliano»

Incredibile ma vero: per il neopresidente filippino, il comunista Rodrigo Duterte, gli omicidi di giornalisti sono a volte giustificati, se il reporter «ha fatto qualcosa di sbagliato». E il bello (si fa per dire) e è che tali sconcertanti parole Duterte le ha scandite in una conferenza stampa, proprio davanti ai colleghi di quei cronisti uccisi (e nelle Filippine non si tratta di episodi infrequenti) solo per aver raccontato quel che avevano visto.

Duterte è stato eletto presidente poche settimane fa

Com’era prevedibile, le affermazioni del neo presidente hanno scatenato un autentico putiferio. Le associazioni a tutela della libertà di stampa e dell’informazione sono immediatamente insorte mentre i portavoce di Duterte hanno accusato i critici di aver estrapolato le sue parole al di fuori del loro contesto. Ma il messaggio del neopresidente sembra fin troppo chiaro: «Solo perché sei un giornalista  – sono state le sue parole in risposta a una domanda relativa al suo piano per contrastare gli omicidi di cronisti nel Paese – non sei esente dall’essere assassinato, se sei un figlio di puttana».  ha detto il leader eletto poche settimane fa alle presidenziali, già controverso per la sua promessa di estirpare il crimine uccidendo 100mila criminali.

Da sindaco di Davao ripulì la città dai criminali

Duterte è stato eletto solo poche settimane fa alla suprema carica politica nazionale. Ed è stato eletto proprio in omaggio alla sua fama di castigatore («the Punisher» lo hanno infatti ribattezzato i suoi connazionali sulla scorta del titolo attribuitogli dallo statunitense Time Magazine) dei criminali e dei delinquenti. In campagna elettorale ha promesso di estirparne almeno 100mila. E la sua storia politica sembra accreditarlo: da sindaco di Davao, Duterte ha risolto più di un problema di ordine pubblico in una città – Davao, appunto –  particolarmente nota per l’elevato tasso di criminalità. Sotto il mandato di Duterte la città ha registrato un sensibile calo dei reati, divenendo una delle metropoli considerate più sicure al mondo. In compenso, però, Duterte ha ricevuto parecchie critiche dalla Commissione dei Diritti Umani delle Filippine e da Amnesty International per aver tollerato numerosi assassinii perpetrati presumibilmente dagli squadroni della morte di Davao a danno di sospetti criminali.