Seggi elettorali nelle aule, presidi all’attacco: è un danno alla scuola

Urne nelle classi? “E’ un danno che viene inferto alla scuola da anni”, a ogni elezione, a ogni votazione, anche se il giorno in cui i cittadini sono chiamati a barrare le schede è soltanto uno. Giorgio Rembado, presidente dell’Anp, l’associazione dei presidi, anche alla luce dell’ipotesi circolata in queste ore, e poi rientrata, di prolungare di un giorno il voto per le prossime amministrative, ribadisce l’opportunità di trovare sedi alternative alle scuole per l’allestimento dei seggi elettorali. “Mettere i seggi nelle classi – afferma – è un modo per interdire totalmente ogni attività scolastica. E questo avviene sia se si vota un solo giorno sia se agli elettori vengono concessi due giorni. Il prolungamento delle operazioni semmai comporta un danno ulteriore per il diritto all’istruzione”. “Le scuole non sono gli unici edifici pubblici del nostro Paese: ci sono uffici comunali ma anche tante caserme dismesse che – suggerisce il presidente dell’Anp – potrebbero essere utilizzate per queste operazioni. Certo servirebbe una ricognizione sul territorio da parte del ministero dell’Interno per individuare con precisione le strutture, ma sembra esserci una repulsione a procedere su questa strada per ragioni che francamente non comprendo”. In occasione delle prossime amministrative e considerando la data prevista per i ballottaggi – il 19 giugno, molto a ridosso della Maturità che inizia il 22 giugno – non è escluso il rischio di uno sconfinamento in termini organizzativi che potrebbe creare qualche disagio rispetto agli esami. La rivista Tuttoscuola ha già lanciato l’allarme anche per l’impatto che le elezioni potrebbero avere sul numero minimo di giorni di lezione previsto dalla legge. Nella gran parte delle regioni è previsto che le lezioni terminino tra il 6 e l’8 giugno. Considerato che la predisposizione dei seggi e la restituzione delle aule, previa disinfestazione, comportano il non accesso da parte delle scolaresche nei due giorni che precedono e nei due che seguono le votazioni, le scuole sedi di seggio termineranno di fatto le lezioni il primo giugno (il 2 giugno è festa nazionale). La legge prevede che i giorni di lezione nell’anno scolastico siano almeno 200 “e in molte regioni – osserva la rivista – si era già al limite”. “Insomma, se non si risolve l’annoso problema delle sedi elettorali, le attività scolastiche e di conseguenza le famiglie continueranno – conclude Tuttoscuola – a essere penalizzate, costringendo la scuola a piegarsi a logiche che non le appartengono”.