L’errore “capitale” del Cav: alla Meloni andrà comunque bene, a lui male

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A pochi giorni dal voto, è chiaro a tutti: Giorgia Meloni è a un passo dal ballottaggio. Ed è scontato che Alfio Marchini non abbia possibilità di arrivarci. Si sa che Berlusconi ne è consapevole. Come è conscio che il risultato peserà molto sull’immediato futuro del Paese. E sul centrodestra che verrà: qualunque esito daranno le urne, il voto influenzerà di molto la riorganizzazione del campo che un tempo era guidato dall’ex Cavaliere. E, in ogni caso, chi rischia di trovarsi nell’angolo è proprio il leader di Forza Italia.

Lo scenario con la Meloni al ballottaggio

Se la presidente di FdI dovesse effettivamente andare al ballottaggio, Silvio Berlusconi si troverebbe di fronte allo scenario di un’esponente della destra erede di An, donna, con meno di 40 anni, che con il solo sostegno di Matteo Salvini – a Roma non fortissimo – e con pezzi di destra (Storace, Azione nazionale), anche estrema (CasaPound) schierati contro di lei –riuscirebbe da sola a battere, non soltanto lo schieramento neo-centrista che ha l’alto patronato di mr. B., ma anche il candidato renziano, Roberto Giachetti; sempre se è vero che Virginia Raggi, la candidata grillina, è ancora prima nei sondaggi (non più pubblici) nonostante le non brillanti performance agli stress-test a cui la stampa e gli stessi avversari la stanno sottoponendo, sotto il profilo della maturità politica e della sua “obbedienza cieca, pronta, assoluta”, anche da sindaco, alla Casaleggio Associati: il che, dopo il caso-Pizzarotti, non è ipotesi di scuola. In questo scenario, Berlusconi subirebbe la défaillance di avere portato l’Invincibile Armada che sostiene Marchini a una umiliante sconfitta; e nel contempo si troverebbe nella condizione di dovere sostenere, al secondo turno, la leader-ragazzina che gli aveva “disobbedito”, in verità dopo un tira e molla (sì a Bertolaso, Rita Dalla Chiesa) che è l’unica attenuante – politicamente insufficiente – che Berlusconi può scaricare sulla ex ministra della Gioventù.

Scenari del centrodestra: Silvio al tramonto, Giorgia sugli altari

Ma, questo non è lo scenario più indigesto per l’ex Cavaliere. Ce n’è uno peggiore. Ed è esattamente quello che vedrebbe la Meloni conseguire un risultato di tutto rispetto, migliore di Marchini ma a ridosso della Raggi e di Giachetti, i quali andrebbero al ballottaggio. In questo caso, a fronte del figurone – politicamente parlando – che la leader della destra parlamentare farebbe comunque, Berlusconi si troverebbe cucito addosso il vestito di responsabile della sconfitta del centrodestra nella Capitale. Un esito che non intaccherebbe l’immagine della candidata, la quale avrebbe buon gioco ad apparire vittima coraggiosa dell’anziano leader. Quale “scena” migliore di quella che vedrebbe un capo vecchio, prepotente e sconfitto e la giovane donna, martire audace che perde, ma moralmente vince e si guadagna il futuro, perché destinataria del rispetto generale nella piazza d’onore? Quale migliore “dramma” politico per sancire ciò che Berlusconi, con l’appoggio a Marchini, vorrebbe scongiurare: la fine del proprio “regno” nel centrodestra e l’avvento della coppia Salvini-Meloni ? Che è la leva – l’austeniano orgoglio e pregiudizio – sulla quale probabilmente chi lo ha (male) consigliato ha forzato per non fargli sostenere la candidatura naturale della sua ex ministra e azzardare quella del collega imprenditore “ferrarista”.
La sceneggiatura del proprio tramonto Berlusconi rischia così di scriverla di suo pugno, suo malgrado, contro se stesso: la paura del parricidio gli ha fatto fare un errore “capitale”, di cui sembra sentire solo adesso il peso. E ciò è tanto vero che – a quanto è filtrato dal suo inner circle – sondaggi alla mano, sarebbe tentato, di fare il triplo salto mortale e cambiare cavallo a pochissimi giorni dal voto: dopo avere ritirato Bertolaso, vorrebbe mollare anche Marchini e spingere la Meloni verso il traguardo. Una mossa, disperata e senza precedenti in una consultazione elettorale, ma con un suo senso politico. Degna, probabilmente, di un antico genio sparigliatore, ma che un condottiero ottantenne non può avere l’energia, né la voglia di fare. Per cui, non gli resta che attendere, impotente, un risultato che non può più determinare.