La doppia morale dei grillini: l’elenco aggiornato dei “cittadini” M5S indagati

Teatri, rifiuti, campi sportivi, abusi edilizi: Federico Pizzarotti è solo l’ultimo degli amministratori cinquestelle finiti al centro di inchieste giudiziarie. Sarà il corso della giustizia a stabilire se nel loro operato abbiano commesso o meno reati ma, da Parma a Quarto passando per Livorno, sono già diversi gli esponenti del Movimento che hanno ricevuto un avviso di garanzia o il cui nome è stato iscritto nel registro degli indagati. Amministratori, dunque, ma anche deputati come Giorgio Sorial, il grillino di origini egiziane accusato di vilipendio dalla procura di Roma. L’avviso a Pizzarotti, indagato per abuso d’ufficio assieme all’assessore alla Cultura Laura Ferraris per la nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Teatro Regio e di Barbara Minghetti consulente per sviluppo e progetti speciali, fa il paio con quello al collega di Livorno Filippo Nogarin. Il sindaco della città dove nacque il Pci, è indagato per concorso in bancarotta fraudolenta nell’inchiesta sull’Aamps, l’azienda dei rifiuti controllata al 100% dal Comune che, gravata da una pesante situazione economica, è avviata al concordato preventivo.

Le risposte dei grillini? Come quelle dei vecchi democristiani

Nell’inchiesta ci sono almeno 17 indagati tra i quali anche l’assessore Gianni Lemmetti e alcuni esponenti della precedente amministrazione Pd, compreso l’ex sindaco Alessandro Cosimi. «Sono assolutamente sereno – si è difeso nei giorni scorsi Nogarin – ho portato io i libri Aamps in tribunale, sono gli altri che non devono essere sereni. Quando ci siamo insediati abbiamo ereditato una situazione drammatica: l’azienda aveva 42 milioni di debiti nel 2014 verso banche e fornitori e un buco da 21,4 milioni». Non è indagata ma è comunque al centro di una bufera giudiziaria il sindaco di Quarto Rosa Capuozzo. Eletta con i cinquestelle, è stata espulsa quando è esplosa l’indagine sulle infiltrazioni della camorra nel comune flegreo: dopo aver annunciato le dimissioni, il primo cittadino ci ha ripensato e ora guida una giunta senza partiti. Secondo i magistrati della Dda di Napoli, la Capuozzo sarebbe stata vittima dell’ex consigliere comunale del M5s Giovanni De Robbio – lui invece indagato per voto di scambio e tentativo di estorsione – che l’avrebbe minacciata per ottenere nomine e incarichi di persone da lui segnalate e per affidare la gestione del campo sportivo ad un esponente della famiglia Cesarano, ritenuta legata al clan dei Polverino. L’altro filone dell’inchiesta riguarda invece i presunti abusi edilizi e in questa tranche è indagato per falso e violazione delle norme edilizie il marito della Capuozzo, Ignazio Baiano. Gli investigatori avrebbero accertato che sono state alterate le date su alcuni documenti allo scopo di ottenere il condono edilizio per le opere ritenute abusive nell’abitazione di cui è proprietario.

I rimborsi spese dei grillini in Emilia Romagna

Fuori dai cinquestelle anche Andrea Defranceschi e Giovanni Favia, indagati entrambi nell’inchiesta sulle spese dei gruppi della Regione Emilia Romagna, il primo in qualità di capogruppo e il secondo in qualità di consigliere, per le spese messe a rimborso tra il 2010 e il 2011. Entrambi furono espulsi ma il Gup, lo scorso 28 gennaio, ha dato loro ragione: assolti perché il fatto non sussiste. Il pm aveva chiesto un anno e sei mesi per Defranceschi e un anno e 4 mesi per Favia. Le condanne, in primo grado, sono invece arrivate per Beppe Grillo: il leader cinquestelle ne ha collezionate due in due anni, una a settembre del 2015 ad un anno e 50mila euro di risarcimento per diffamazione nei confronti di un docente dell’università di Modena, l’altra a marzo del 2014 a 4 mesi per aver violato i sigilli giudiziari di una baita no Tav, in Val Susa. Una condanna “per aver consumato una polentina in una baita” scrisse allora, pubblicando subito dopo sul blog l’intervento di un militante secondo il quale “la rottura di quei sigilli sono una medaglia al valore civile”.