Almirante mai razzista. Ecco chi firmò quel manifesto (e ha strade intitolate)

Molto interessante il piccolo scoop del Fatto Quotidiano, che interviene con una curiosità alla quale francamente non avevamo pensato neanche noi del Secolo d’Italia, che di Giorgio Almirante dovremmo sapere tutto. La questione è quella della via di Roma da intitolare ad Almirante, rilanciata da Giorgia Meloni, che ha dato la stura ai soliti antifascisti in servizio permanente effettivo e scatenato il solito, trito e vieto dibattito fascismo-antifascismo. In realtà è una polemica che non esiste, perché in tutta Italia ci sono già decine di vie, larghi, parchi, passeggiate, giardini, dedicati a Giorgio Almirante, il quale anche dal punto di vista toponomastico è stato “sdoganato” da tempo, ammesso che di sdoganamento avesse bisogno. Ma la questione posta dal Fatto è diversa, particolare, e riguarda la fantomatica firma che Giorgio Almirante avrebbe apposto insieme ad altri trecento intellettuali e giornalisti a un manifesto che sosteneva il famigerato Manifesto per la difesa della Razza con cui poi si sarebbero varate in Italia le cosiddette leggi razziali, certamente il più grande errore e orrore del fascismo. Siamo abituati: ciclicamente, anche quando Almirante era in vita, si riproponevano calunniose asserzioni per delegittimarlo e delegittimare il Movimento Sociale Italiano, del quale fu lungamente segretario, tra cui, oltre a questa, smentita più volte, della firma al manifesto della difesa della razza, anche quella, altrettanto fantasiosa, della firma di Almirante in calce a un manifesto della Rsi con il quale si minacciava la fucilazione per disertori e renitenti alla leva. Almirante fu costretto a querelare chi propalava tali menzogne, e un annoso processo stabilì che ovviamente Almirante non c’entrava nulla. Si trattava di un manifesto affisso in un paesino del Grossetano, e solo in quello, in cui Almirante, che a Salò faceva il giornalista e non il militare, minacciava fucilazioni. Era talmente grossolana la panzana che Almirante ci scrisse pure un libro, Autobiografia di un fucilatore.

Almirante condannò sempre ogni forma di razzismo e di discriminazione

Per quanto riguarda il manifesto delle difesa della razza, Almirante disse che naturalmente non lo firmò, ma in ogni caso prese le distanze nel modo più fermo e deciso possibile da quelle leggi e dallo spirito che le animò. Ora, i firmatari del Manifesto della Razza erano solo dieci scienziati, ben individuati, e di qualcuno di loro la firma è anche stata smentita e messa in dubbio. Tra questi dieci ovviamente Almirante non c’era. Il caso si è creato perché nel 2005 uscì il libro di Franco Cuomo, I Dieci. Chi erano gli scienziati italiani che firmarono il manifesto della razza, al cui interno è pubblicato un lungo elenco di presunti aderenti al Manifesto stesso. Vi si possono leggere nomi noti e meno noti: oltre a personaggi molto famosi del fascismo come Farinacci, Pavolini, Starace, Buffarini Guidi, Bottai e moltissimi altri, si trovano ad esempio Pietro Badoglio, Costamagna, Mezzasoma, Amintore Fanfani e Agostino Gemelli (cui fa riferimento il Fatto), altri due prelati, oltre che naturalmente lo stesso Almirante. Il problema, storicamente. è che l’elenco stesso non sembra essere attendibile, perché non viene indicata alcuna fonte. Probabilmente in questo e altri elenchi di presunti sostenitori dell’antisemitismo sono state incluse le personalità che avevano fatto in alcune occasioni affermazioni razziste. In ogni caso, moltissimi di coloro che furono negli anni accusati di aver messo la fatidica firma, hanno o negato di averlo fatto o comunque condannato nel modo più fermo e inequivocabile le leggi razziali, come fece più volte lo stesso Almirante. Venendo alla “chicca” del Fatto Quotidiano, si fa notare in un piccolo articolo che a molti dei firmatari del manifesto in questione, o presunti tali, in realtà a Roma sono intitolate vie e strade, tranne appunto che ad Almirante. È vero, e non solo a Roma, ma anche a Salerno c’è una strada dedicata a uno dei dieci scienziati firmatari originali. Insomma, per Almirante si cerca ancora oggi ogni scusa per denigrarlo, perché il suo insegnamento politico è attuale e la sua morale fu adamantina. Forse per questo gli uomini politici di oggi tendono a dimenticarlo e a farlo dimenticare, impresa impossibile. Ma cerchino altri elementi, non le firme fantomatiche sotto manifesti o bandi della Rsi. Si confrontino con le idee e il progetto di Almirante, non andando a cercare impossibili scheletri nell’armadio.