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Almirante mai razzista. Ecco chi firmò quel manifesto (e ha strade intitolate)

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Ci sono 5 commenti

  1. Baccus ha detto:

    Grandi, siete riusciti a fare l’en plein delle falsità… Almirante davvero querelò i giornalisti dell’Unità, ma perse. Il direttore di allora, Ricchini, donò tutta la documentazione a questo fondo di Grosseto: Almirante firmò quel documento iun qualità di vice del Ministro della Propaganda della RSI. E il dire che non era uno dei primi dieci firmatari del Manifesto della Razza non significa che non l’avesse firmato (cosa che invece ha fatto)!! Che schifo che fate

    https://www.isgrec.it/il-fondo-carlo-ricchini/

    1. Francesco Storace ha detto:

      ti confondi con Scalfari, Ingrao, ecc…

  2. Salvatore ha detto:

    Razzismo: ecco cosa scrisse Almirante
    Le parole scritte nel 1942 dall’ex segretario del Msi: «Il razzismo ha da essere cibo di tutti»

    ROMA – Un testo che, a distanza di 66 anni, fa ancora discutere.
    Giorgio Almirante (Archivio Corsera)
    Ecco le parole scritte da Giorgio Almirante il 5 maggio 1942 su «La Difesa della razza» e citate alla Camera dal deputato Emanuele Fiano, a cui è seguita la dura condanna da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini.

    IL TESTO – «Il razzismo – sciveva il futuro segretario del Msi – ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore». «Altrimenti – scriveva ancora Almirante – finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue».

    IL SUO RUOLO NELLA RIVISTA – Almirante fu segretario di redazione dal settembre 1938 de «La Difesa della Razza», la rivista diretta da Telesio Interlandi che uscì col primo numero il 5 agosto del 1938 e venne stampata, con cadenza quindicinale, fino al 20 giugno del 1943 per rilanciare l’antisemitismo in termini molto più espliciti ed aggressivi di quanto non fosse mai accaduto in precedenza. In quest’opera che accompagnò la promulgazione delle leggi razziali (volute da Mussolini e controfirmate da Vittorio Emanuele III) la rivista si affiancò ad altre testate d’assalto tra cui «Il Tevere» di Telesio Interlandi, «Il regime fascista» di Roberto Farinacci e «La vita italiana» di Giovanni Preziosi.

    28 maggio 2008

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  3. Paolo Animato ha detto:

    «Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore.
    Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue».

    Giorgio Almirante, «La Difesa della razza», 5 maggio 1942

  4. ugo qualunque ha detto:

    Fu o non fu redattore per “La difesa della razza”? E facciamo finta che non sia mai stato razzista, anche se il pieno appoggio al fascismo e la partecipazione alla RSI farebbero pensare il contrario: di quali “idee” e di quale “progetto” andate parlando? Dei contatti con la P2? Dei costanti plausi ai golpisti? Siete la feccia di questo paese.

24 Maggio 2016 - AGGIORNATO 22 Gennaio 2018 alle 23:22