Rubarono il rame e Roma rischiò di rimanere senz’acqua: condannati in 4

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Nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile scorsi Roma rischiò di rimanere senz’acqua a causa del furto di tre tonnellate di rame dall’impianto “Acqua Vergine” di via Collatina, area di proprietà dell’unità patrimonio e sorveglianza della “Acea Ato spa”. Per questa vicenda quattro albanesi sono stati condannati per l’accusa di concorso in rapina dall’ottava sezione collegiale del tribunale di Roma. Tre anni di reclusione, con la riduzione prevista per il rito abbreviato, sono stati inflitti a Velo Celai e Dorian Rudian, due anni e mezzo ai fratelli Mikel e Bledian Celai. Nei loro confronti i giudici hanno respinto la richiesta di scarcerazione fatta dal loro difensore, l’avvocato Roberto Raglione. La condanna inflitta è stata superiore anche alle richieste del pm Cristiana Macchiusi, per la quale il reato contestato avrebbe dovuto essere riqualificato in furto aggravato.

Colpevoli del furto di rame

Ad inizio udienza, Mikel Celai ha reso dichiarazioni spontanee anche a nome dei coimputati, dichiarandosi responsabile del furto di rame. Cinquantadue furono le matasse trafugate dall’acquedotto, per un peso totale di 3240 chili (oltre due chilometri di lunghezza ed un valore di 50mila euro), utilizzate per collegare 11 tralicci elettrici. La polizia fu allertata da un autista dell’Atac che aveva notato nei pressi dell’impianto una Mercedes e un furgone. Intervenuti sul posto, ci fu un rocambolesco inseguimento, con tentativo di speronamento di due autopattuglie.