Trivelle, il Pd delle Regioni a Renzi: il non-voto sul referendum è un suicidio

Sebbene sottoposto a mordacchia, il referendum del 17 aprile prossimo sull’abrogazione delle concessioni per l’estrazione di petrolio e gas metano a 12 miglia dalle nostre coste, più noto come referendum sulle trivelle, sta creando più di un problema al Pd ed al suo segretario-premier Matteo Renzi. Il partito si è infatti spaccato come una mela, con l’opposizione interna schierata a favore della revoca delle concessioni e la fazione maggioritaria che, seppur non apertamente, gioca affinché la scadenza scivoli via senza tanti clamori lasciando all’astensionismo il compito di mandare all’aria al consultazione.

Il quesito sulle trivelle manda in crisi il Pd

Da qui il pressing sul premier affinché scelga, anche se ormai lo scontro in atto risponde solo a logiche interne ben distanti dal merito del quesito referendario sulle trivelle. Il fronte più ostile nei confronti di Renzi è capitanato dai presidenti delle Regioni meridionali, in particolare dal governatore pugliese Michele Emiliano, il cui profilo di opposizione al segretario si staglia sempre più nettamente nel frastagliato panorama del Pd. Del resto sono stati i Consigli regionali a rendere possibile la consultazione dopo che i vari comitati avevano clamorosamente steccato nel momento della raccolta delle firme. Non stupisce, dunque, se un vero e proprio ultimatum a Renzi sulle trivelle lo abbia lanciato, via Facebook, Piero Lacorazza, presidente del consiglio regionale della Basilicata, anch’egli del Pd. «Renzi  – scrive Lacorazza – scelga la sfida aperta tra il “sì” e il “no” e non tra il “sì” e il “non voto”».

«Per colpa di Renzi il Pd sarà comunque sconfitto»

Il suo post è un autentico atto di accusa contro la strisciante campagna per il non-voto messa in campo dal partito «senza aver mai discusso nel merito, senza aver mai sottoposto la decisione alla direzione nazionale». Una posizione che – avverte l’esponente del Pd – «è comunque una sconfitta» perché il “sì” prevarrà «sia che si raggiunga o meno il quorum». In quest’ultimo caso – spiega Lacorazza – «Renzi sarà comunque individuato come responsabile per la scelta del non voto sulle trivelle e si conteranno i milioni di “sì”». Della serie: se tutto va bene, il Pd è rovinato. E questa è senz’altro una buona notizia