Sentenza storica: in onore dei Caduti il saluto romano non è reato

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La Cassazione ha dichiarato la “inammissibilità totale” del ricorso della Procura di Milano contro il proscioglimento, deciso lo scorso giugno dal gup, di sette militanti di estrema destra accusati di apologia del fascismo per aver fatto il saluto romano durante una commemorazione dello studente Sergio Ramelli, di Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, tutti e tre assassinati in tempi diversi da terroristi comunisti, nell’aprile 2014. Diventa, dunque, definitivo il proscioglimento per le sette persone, tra cui l’ex consigliere provinciale milanese di Fratelli d’Italia Roberta Capotosti. Per l’avvocato Gabriele Leccisi, che ha difeso gli imputati assieme al collega e parlamentare Ignazio La Russa, è una vittoria del gup di Milano Donatella Banci Buonamici «perché ha affrontato la tematica in modo molto approfondito». Per la difesa, infatti, «il rito del “presente” di origine militare era un omaggio a tre persone assassinate e accomunate dalla fede fascista e non una manifestazione propagandistica». Lo scorso 10 giugno, altri tre imputati erano stati assolti con rito abbreviato dal gup. La decisione del gup milanese, confermata dalla prima sezione penale della Cassazione, tra l’altro, era andata in senso opposto rispetto ad un altro verdetto del Tribunale milanese che, lo scorso 19 novembre, ha condannato a un mese di reclusione e a una multa di 250 euro 16 militanti di estrema destra accusati di episodi analoghi. Anche loro, infatti, erano imputati per aver violato la legge Scelba del 1952 perché avrebbero compiuto «manifestazioni usuali del disciolto partito fascista» come il saluto romano, durante la commemorazione a Milano, stavolta nell’aprile 2013, di Ramelli e Pedenovi, assassinati negli anni ’70, e di Borsani, ucciso il 29 aprile 1945.

La sentenza mette la parola fine a una vicenda che si trascinava da anni

Come ha chiarito l’avvocato Leccisi, nell’udienza di mercoledì la difesa, per chiedere il rigetto del ricorso del pm Piero Basilone contro i proscioglimenti, ha fatto presente che si è trattato di «un omaggio a tre vittime accomunate dalla fede fascista e non c’è stata alcuna manifestazione propagandista con il rischio della ricostituzione del partito fascista, come prevede la legge Scelba». Il pm contro le tre assoluzioni nel rito abbreviato potrebbe, invece, fare ricorso in Corte d’Appello. Subito dopo la storica sentenza, Roberta Capotosti ha dichiarato: «Oggi giornata storica. Si scrive una pagina eccezionale per tutte le generazioni di camerati e si riconosce, finalmente, la sacralità e la non punibilità del giusto tributo per i nostri Martiri, vittime incolpevoli dell’odio cieco comunista degli anni bui di questo Paese, in cui uccidere un fascista non era reato! Ebbene con oggi si sancisce che è “il Presente” a non essere reato. Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile totalmente il ricorso del Pm di Milano, Piero Basilone, che si era opposto al non luogo a procedere nei miei, come di altri, confronti dichiarato dal Gip Banci Buonamici nel processo di primo grado. Il mio ringraziamento va al mio avvocato, Ignazio La Russa, senza la cui professionalità, tenacia, passione e dedizione, non avrei/avremmo ottenuto questa sentenza storica, la prima nel suo genere, che ci auguriamo possa fare giurisprudenza per tutti quei processi ancora aperti e per tutte quelle ragazze e quei ragazzi ancora impegnati a difendere le nostre Idee nei Tribunali di tutta Italia».