Delitto di Scafati, il marocchino ucciso da due connazionali irregolari

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Due marocchini di 24 e 29 anni sono stati fermati per il brutale omicidio del loro connazionale Mohammed Azzam, avvenuto il 23 febbraio a Scafati in provincia di Salerno. I due, irregolari, sono stati individuati in un centro di accoglienza per stranieri a Torino. Numerosi gli indizi a loro carico.

A Scafati non fu un delitto razziale

Il delitto aveva suscitato grande scalpore nella cittadina e aveva spinto il sindaco, Pasquale Aliberti, a una dichiarazione di condanna e di solidarietà nei confronti della comunità marocchina, che lasciava trasparire il sospetto di un omicidio a sfondo razziale. «Condanniamo ferocemente l’atto vile ai danni di un extracomunitario, una vicenda di cui sappiamo ancora poco. La violenza non ci appartiene. La nostra comunità – aveva detto il primo cittadino di Scafati – ha sempre dimostrato di saper interagire con chi rispetta le nostre regole e di prendere le distanze seppur con atteggiamenti democratici da chi rifiuta di integrarsi. Piena solidarietà alla comunità marocchina».

I due marocchini fermati mentre cercavo di fuggire dall’Italia

Le indagini, invece, hanno fatto emergere come quel brutale assassinio fosse maturato all’interno della stessa comunità di stranieri. Azzam era stato trovato in fin di vita nella sua casa, dove era stato denudato, legato a una sedia, seviziato con un taglierino e picchiato con estrema violenza. Morì durante la corsa in ospedale. Secondo i medici che hanno effettuato l’autopsia, la morte è sopraggiunta dopo una lunga agonia: il pestaggio era avvenuto 24 ore prima. La comparazione delle impronte sul luogo del delitto, il fatto che uno dei due fermati avesse ancora con sé il cellulare con cui era stata usata la sim della vittima subito dopo il delitto e la comparazione del traffico telefonico hanno consentito agli investigatori di risalire ai due, che tra l’altro erano fuggiti a Torino nel tentativo di lasciare l’Italia. Ancora da chiarire, invece, il movente dell’omicidio, ma secondo gli inquirenti alla base potrebbero esservi futili motivi.