Cori da stadio per Vasco Rossi: esce il suo film live “Tutto in una notte”

15 Mar 2016 13:09 - di Redazione

Arriva Vasco. Arriva il film di Vasco Rossi. E perciò cori da stadio all’Auditorium di Radio Italia per la prima tappa milanese della tre giorni del rocker, dedicata alla presentazione del nuovo singolo ‘Il blues della chitarra sola‘ e soprattutto del film concerto ‘Tutto in una notte/Live Kom 015‘, girato lo scorso 3 luglio allo stadio San Paolo di Napoli, che è per soli tre giorni in 280 cinema.

“Questo è un aperitivo in attesa di giugno” dice Vasco ai fan che lo hanno raggiunto a Radio Italia, uno dei quali è arrivato persino con il trattore “perché – scherza il rocker- consuma meno benzina”. Se è nei concerti che il Blasco sancisce l’unione con il suo pubblico, anche in un appuntamento radiofonico come quello di oggi non si risparmia, firmando dischi, foto, ma anche body per neonati e reggiseni. Ma quelli d’altronde ci sono sempre e nell’ultimo tour ne sono piovuti sul palco a frotte: “è stato il tour dei record e dei topless” scherza lui, rassicurando le fan rimaste a petto nudo: “tranquille, abbiamo provveduto a pixelare tutto!”. Se ha deciso di dedicare il suo ultimo film alla data napoletana, è perché “erano 11 anni che non davano più il San Paolo alla musica, forse perché l’ultima volta – ipotizza ironico – lo avevano dato a me…”. T-shirt, pantaloni neri e cappellino, Vasco Rossi ha parlato non solo del tour che è stato ma anche di quello che sarà: “farò 4 volte l’Olimpico e dopo devo essere soddisfatto, non l’ha mai fatto nessuno, nemmeno Vasco!”. Vista la delusione dei fan per la mancanza di tappe milanesi, il Komandante si è affrettato a rassicurarli che non quest’anno ma presto “Milano ci sarà, non ho intenzione di fermarmi, almeno finchè voi non vi sarete stancati io ci sarò sempre”. E pensare che – confida – “ho bruciato la candela da due parti, pensavo la mia vita sarebbe stata più corta e invece sono sempre qua”. Negli anni 90, invece, quando aveva già inciso alcune canzoni memorabili, “pensavo di aver chiuso la mia carriera e ho pensato di fare famiglia continuando ad avere quell’avventura straordinaria che è Vasco Rossi”. Un’avventura che continua fino ad oggi e che si aggiorna in continuazione, anche dal vivo, dove propone una ‘Vita spericolata 2.0′, dove ognuno non è più perso negli affari suoi, ma nel suo facebook, ma attenzione – avverte – “bisogna disintossicarsi un po’, sennò diventa una dipendenza”. Se sui social ammette di essersi perso un po’ anche lui, con i tg invece non corre questo rischio: “li guardo poco, mi innervosisco e mi deprimo, mi spavento e mi viene l’ansia: raccontano solo disgrazie, mica le cose belle”. Lui preferisce informarsi in un altro modo: “leggo soprattutto libri, perché ti permettono di conoscere altre cose e di capire da dove veniamo, così ti rendi conto che oggi è meglio di ieri, 70 anni fa c’era la guerra che faceva milioni di morti, oggi c’è qualcuno che sbrocca come quelli di Roma, con il loro comportamento ingiustificabile che va punito: se togli la vita a un altro – riflette – non devi più avere opportunità, la gente vuol sentirsi dire che non usciranno più”. “Il Tg racconta tutti i particolari, bisognerebbe – dice Vasco Rossi – archiviare subito questi personaggi come vigliacchi, come lo sono i terroristi che sparano sulla gente sdraiata in spiaggia. Quei morti sono eroi per cui bisognerebbe fare dei monumenti, così come quelli del Bataclan, morti per la difesa della nostra civiltà e dei nostri valori”. Difendere la nostra civiltà per lui è “far finta di niente, non aver paura di niente, anche perché ci sono modi peggiori per morire”. E bisogna sempre ricordare che questo “non è un mondo meraviglioso, ma c’è e c’è stato di peggio”. E poi c’è la musica, che in apertura del film definisce come la parte più importante della sua vita: “ho sacrificato amici, famiglia, rapporti, esistevano solo la chitarra, la musica, lo scrivere canzoni”. Nelle canzoni ha rivelato ciò che non avrebbe mai nemmeno confidato a un amico e se qualcuno lo ha preso per un profeta “è perché le cose che dico erano già dentro di voi”. Lui lo sa, loro lo sanno, ed è questo che alimenta la magia del rapporto di Vasco Rossi e del suo pubblico, con gente che conosce ogni suo spostamento e lo attende ore di fronte all’albergo, che urla il suo nome e non vede l’ora che torni l’estate, per poterlo di nuovo vedere dal vivo, questa volta solo a Roma, per quattro date che sono l’ennesimo record.

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