«Ultimo appello» della Meloni al Cav: «Non lasciamo Roma alla sinistra»

Arriva da Milano l’«ultimo appello» a riunire il centrodestra anche a Roma. A lanciarlo è Giorgia Meloni, salita nella capitale del Nord per sostenere la candidatura di Stefano Parisi. Proprio Parisi è diventato il simbolo che l’unità della coalizione non solo è possibile ma può persino aspirare ad allargare i propri confini ed estendersi ai centristi di Angelino Alfano. La leader di FdI-An nonché candidata sindaco di Roma non avrebbe quindi potuto scegliere migliore testimonial per convincere Berlusconi e Forza Italia sulla necessità di compattare le forze anche in riva al Tevere.

La Meloni contro Renzi sulla data del voto

Ma la trasferta milanese ha consentito alla Meloni anche di polemizzare sulla data delle elezioni amministrative, non ancora fissata dal governo. Sul tappeto c’è infatti solo l’ipotesi del 5 giugno. Una data – ha spiegato la Meloni – «per noi sbagliata, perché c’è il rischio astensionismo nel pieno di un ponte per la festa del 2 giugno. È un modo per allontanare i cittadini dal voto». Il sospetto che Renzi stia «cercando la data che più gli conviene» è molto forte. Ma la maggiore preoccupazione della leader dei Fratelli d’Italia resta lo stato di salute del centrodestra a Roma: «Facciamo il nostro ultimo appello al centrodestra a unirsi attorno a una candidatura che a Roma può essere vincente – ha spiegato – che può giocarsi la partita, con Pd e M5S».

«I sondaggi premiano la mia candidatura»

La Meloni scommette sulla «voglia di vincere» dei suoi riluttanti alleati. Dalla sua, la candidata a sindaco di Roma ha buoni sondaggi che ha snocciolato nel corso della conferenza stampa con Parisi. Secondo queste rilevazioni demoscopiche, in caso di scontro nel centrodestra, la coalizione composta da Forza Italia e dalla lista civica Bertolaso non raggranellerebbe che uno striminzito 7,6 per cento, contro il 19,7 per cento di Lega, Fratelli d’Italia e lista Moderati per Meloni. «I dati – ha spiegato la Meloni – confermano quello che abbiamo sempre saputo, cioè che siamo in piena partita per il ballottaggio. Sarebbe incomprensibile – ha aggiunto – se alla fine pezzi di centrodestra scegliessero di non sostenere questa battaglia per tenere in campo un candidato che non arriva all’8-9 per cento”.