Sui social è coccodrillo-mania. Il ricordo del vip tenta il signor nessuno

Più dei giornali poté la rete. Il tradizionale coccodrillo, l’articolo in memoria di un personaggio celebre morto (spesso preparato nelle redazioni prima dell’ultimo respiro dell’interessato),  è stato  decisamente soppiantato dalla rievocazione sui social in un crescendo virale di ricordi personali, citazioni (talvolta false ma spacciate per inedite), aneddoti rivelati dagli internauti improvvisati biografi. Cantori, un tanto al chilo, dell’antica ode in memoriam.

Esplode il social coccodrillismo

Non c’è profilo Facebook o pagina Twitter,  anche del signor nessuno, che non abbia postato e commentato in queste ore la morte di Umberto Eco (come in passato è accaduto per altri grandi della musica e della cultura da Lucio Dalla a David Bowie) rivendicandone l’esegesi autentica  magari senza averne letto una riga. Il nuovo fenomeno di massa è stato “fotografato”, non senza tagliente ironia, da Gianluca Nicoletti, giornalista de la Stampa, che per l’occasione ha coniato il termine di social coccodrillismo. «Tra le fulminazioni profetiche che ogni intellettuale che si rispetti può avere nel corso del suo esprimersi, Umberto Eco non aveva immaginato che la notizia della sua morte avrebbe suscitato un così ampio e diffuso fenomeno di social coccodrillismo», scrive su Nicoletti.

Improvvisati biografi

A sorprendere non è il coro di coccodrilli firmati da personaggi noti che hanno utilizzato i social network per diffondere aneddoti, citazioni, aforismi, o raccontare di  incontri e caffè presi insieme al professore scomparso, quanto gli anonimi internauti che per un pizzico di visibilità si improvvisano grandi conoscitori dello scrittore in una corsa al commento a effetto. Tra i più attivi nel “copia e incolla” da google e nel rimpianto per il professore si segnalano proprio quelle  “legioni d’imbecilli” contro cui Eco si era scagliato. Quelli, per capirci, che citano l’autore del Nome della Rosa ma leggono Fabio Volo o consumano chick lit… .