Omicidio Regeni, l’Italia chiede chiarezza. Ma il mistero s’infittisce

Sul caso dell’omicidio del giovane ricercatore friulano, Giulio Regeni, l’Italia vuole chiarezza. E lo ribadisce a ogni dichiarazione istituzionale, ad ogni aggiornamento investigativo. Eppure, con il passare delle ore aumentano solo le incongruenze, i dubbi, le contraddizioni, le versioni delle ricostruzioni dei fatti e le bugie: un magma indistinto di mistero e possibili depistaggi che alimentano l’incertezza e allontanano la verità.

Omicidio Regeni, l’Italia chiede verità

Bruciature di sigaretta, ferite da coltello, contusioni. Nel drammatico “balletto” delle prime ricostruzioni egiziane sull’omicidio Regeni, tra dichiarazioni e passi indietro, prevale quella della procura: il giovane ricercatore friulano è stato vittima di torture che, fra varie atrocità, gli hanno inflitto «una morte lenta». Ma non è chiaro se Regeni sia stato vittima di sequestratori criminali o, come più di un elemento sembra suggerire nelle ultime ore, di apparati dello Stato egiziano. E per questo l’Italia – dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Matteo Renzi – ha fatto sentire la sua voce al Cairo chiedendo giustizia e verità sull’omicidio, e ottenendo almeno la tempestiva restituzione del corpo e l’accesso alle indagini. È previsto per la giornata di sabato il rientro della salma del ricercatore friulano in Italia, nello scalo aeroportuale di Fiumicino, proveniente dal Cairo. Il corpo sarà poi trasferito nell’istituto di medicina legale La Sapienza dove sarà eseguita l’autopsia, disposta dalla procura di Roma che indaga per omicidio volontario. A disporre l’accertamento autoptico è stato il pm Sergio Colaiocco, titolare del procedimento. Il magistrato ha avviato una rogatoria internazionale al fine di ottenere la trasmissione degli atti da parte dell’autorità egiziana. Anche se non esistono trattati di assistenza giudiziaria tra Italia ed il paese nordafricano, l’invio di atti da parte della magistratura egiziana e quella italiana dovrebbe avvenire sotto forma di cortesia internazionale. Un atto quanto meno dovuto dato l’omicidio, la sua efferatezza, e la confusione generata da indagini contraddittorie. E dalla innegabile constatazione che sono ancora troppi i punti oscuri e forte il dolore di un Paese intero per questa morte violenta di un giovane studioso, che ha spazzato via un futuro che si annunciava ricco di prosettive e affermazioni. Un dolore che sta facendo emergere la volontà ferrea di arrivare subito alla verità. Perché, come ribadito con fermezza dal presidente Sergio Mattarella, «un crimine così efferato non può rimanere impunito»…

I punti oscuri dell’inchiesta

E allora eccoli i punti oscuri dell’inchiesta egiziana sull’omicidio Regeni da cui ripartire, mentre al Cairo è arrivato il team di investigatori italiani che seguirà con le autorità egiziane le indagini sulla morte di Giulio Regeni. Gli uomini dello Sco della Polizia, del Ros dei Carabinieri e dell’Interpol hanno avuto tra giovedì sera e venerdì mattina una serie di contatti con i funzionari e i diplomatici italiani già presenti nella capitale egiziana, per avere un quadro della situazione quanto più aggiornato possibile e capire come si stanno muovendo le autorità egiziane, anche alla luce delle diverse versioni arrivate dal Cairo. Una volta in Egitto, e una volta visto il corpo del giovane e chiesto di poter accedere ai primi risultati dell’autopsia, il team cercherà di ricostruire cosa ha fatto e dove è stato Regeni nei giorni precedenti la scomparsa, con chi ha avuto contatti, chi ha incontrato. Intanto dall’Egitto sul caso continuano ad arrivare notizie confuse e contraddittorie. Ecco riassunte in un rapido schema quali sono le ipotesi investigative al vaglio e le incongruenze dell’inchiesta egiziana fin qui emerse:

1) Atto criminale. L’ambasciatore egiziano a Roma, Amr Mostafa Kamal Helmy, convocato alla Farnesina, ha parlato di un «atto criminale», senza tuttavia precisarne la natura.

2) Incidente stradale. Peccato che il direttore dell’Amministrazione generale delle indagini di Giza, generale Khaled Shalabi, abbia sostenuto invece che «non c’è alcun sospetto crimine dietro la morte del giovane italiano Giulio Regeni» e «che le indagini preliminari parlano di un incidente stradale». Il suo corpo, ha precisato il generale al sito egiziano Youm7, «è stato ritrovato sulla strada desertica Cairo-Alessandria»

3) Ferite da coltello, bruciature, torture. Il procuratore del Cairo, Ahmed Nagi, che guida il team impegnato nelle indagini, ha poi a sua volta riferito come sul corpo di Regeni ci siano tracce di bruciature di sigaretta, torture, ferite da coltello e segni di una «morte lenta». Altre fonti della Procura parlano anche di «contusioni accanto agli occhi, come fossero il risultato di un pugno».

4) Nè colpi di pistola, né di coltello. A stretto giro, poi, il generale di polizia Shalabi ha invece smentito che il ragazzo «sia stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o sia stato accoltellato»

5) Il corpo seminudo. E a ennesima dimostrazione che quanto fin qui detto e smentito è in qperta contraddizione con la logica intepretazione dei fatti e delle prove raccolte, il procuratore Nagi ha rilvato come il corpo della vittima trovato sul ciglio dell’autostrada, nudo dalla cintola in giù, rappresenti un ulteriore prova dell’incongruenza dell’ipotesi dell’incidente stradale. Intanto, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per il reato di omicidio.

Le istituzioni sul giallo dell’omicidio Regeni

1) Alfano: Verità. «Vogliamo la verità». Sulla morte di Giulio Regeni «noi abbiamo un solo obiettivo: la verità. Squadre di investigatori italiani sono volate in Egitto per collaborare con la polizia locale e sono convinto che al Sisi non si sottrarrà alla collaborazione e che i buoni rapporti con l’Egitto siano un fluidificante che aiutino nella ricerca della verità», ha detto il ministro dell’interno Angelino Alfano intervenuto al programma Agorà su Raitre. «Tutte le procedure saranno attivate – ha aggiunto il numero uno del Viminale – perché la giustizia sia severa con i responsabili».

2) Gentiloni. Collaborazione. E a dispetto di tutto quanto fin qui accaduto e dichiarato, anche il ministro degli Esteri sembra essere dell’avviso di una fattiva ollaborazione con le autorità egiziane. «Noi confidiamo che collaborino perché questo è l’impegno che è stato preso sia dal presidente Sisi che dal ministro degli Esteri», ha detto Paolo Gentiloni all’arrivo al Consiglio informale dei ministri degli esteri europei.

3) Casini. Inflessibilità. «Una cosa è chiara: non possiamo accettare la manipolazione della verità, e la manipolazione c’è già stata perché nel giro di una giornata fonti egiziane, attribuibili ad autorità diverse, hanno dato versioni diametralmente opposte. E proprio alcune di queste spiegazioni, artatamente fuorvianti, inducono l’Italia ad essere inflessibile. Sconti non ne possiamo fare», ha dichiarato senza mezzi termini il presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini.