Obama vuole gli italiani in Libia: sarà l’ennesimo fiasco “made in Usa”?

Mentre si apprende che partirà in primavera la missione militare italiana per la protezione della diga di Mosul in Iraq, come ha rivelato il ministro della Difesa Roberta Pinotti, continua il pressing dei più alti consiglieri per la sicurezza nazionale Usa sul presidente Barack Obama perché approvi l’uso della forza militare in Libia per aprire un nuovo fronte contro l’Isis, parallelamente agli sforzi diplomatici internazionali per sostenere la creazione di un nuovo governo di unità nazionale. Lo sottolineano il New York Times e il Washington Post. Secondo il Nyt, la nascita di un governo di unità nazionale getterebbe con ogni probabilità le basi perché l’Occidente fornisca assistenza nel campo della sicurezza alla nuova leadership libica, leadership, tra l’altro, che ancora non c’è, mentre c’è la guerra civile: tra le opzioni sotto esame, l’invio di truppe italiane e di altri Paesi europei in Libia per creare una forza locale di stabilizzazione e ripescare il piano del Pentagono per addestrare truppe anti terrorismo. Ma la notizia è che la Casa Bianca intende disporre delle truppe italiane a suo piacimento: in Iraq ci siamo ma non combattiamo, in Libia invece dovremmo affrontare l’Isis sul territorio, e alle condizioni americane. Ammesso che sia così, spetterebbe al nostro governo decidere quando e come andare.

Obama già a dicembre aveva detto di “fare di più”

In Libia già furono prese delle decisioni unilaterali, dalla Francia, e l’attuale caos e i milioni di clandestini che arrivano in Italia sono il risultato di quelle scelte sbagliate. «La Casa Bianca deve solo decidere», ha dichiarato un dirigente del dipartimento di Stato sotto anonimato riferendosi al fatto che giovedì scorso Obama ha incontrato i suoi consiglieri per la sicurezza ma non sono ancora stati decisi l’entità e i contorni di un eventuale coinvolgimento militare americano. Somalia, Iraq, Afghanistan, Siria, Balcani, adesso Libia: ci sembra che laddove gli Usa sono intervenuti la pace sia finita. Vogliamo continuare? In caso affermativo, l’Italia dovrà però ottenere garanzie per la sicurezza dei suoi militari, perché è quello che ci importa, più che gli interessi americani. Già a dicembre la Casa Bianca aveva richiamato all’ordine l’Italia: «Occorre fare di più», aveva detto Obama. Però in Iraq i nostri aerei volano disarmati e al massimo riforniscono di cherosene i caccia di chi combatte.