Migranti, non passa il diktat di Renzi ai Paesi dell’Est. No all’invasione

L’Europa comincia a rendersi conto che quella dei migranti è un’autentica invasione, e agisce di conseguenza: nelle conclusioni dell’incandescente vertice europeo sull’immigrazione passa la linea dei «respingimenti alle frontiere esterne dei cittadini di Paesi terzi che non soddisfano le condizioni d’ingresso o che non hanno presentato domanda d’asilo sebbene ne abbiano avuto la possibilità». Il passaggio, nonostante le critiche della Berlino di Angela Merkel, che vi intravede un nulla osta all’Europa dei muri, è stato recepito nel documento finale. La burrascosa cena a porte chiuse dei leader europei dedicata alla crisi dei profughi è finita dopo sei ore di discussione, con l’adozione delle conclusioni sull’immigrazione. Sconfitta la posizione del premier italiano Matteo Renzi e di quelli che la pensano come lui. Durante la cena del Consiglio europeo Renzi aveva laviate un vero diktat ai Paesi dell’Est: «O accettate i migranti o noi, Paesi contributori, vi bloccheremo i fondi. Inizia ora la fase della programmazione dei fondi 2020. O siete solidali nel dare e nel prendere, oppure – avrebbe detto Renzi – smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. E poi vediamo». Un monito, secondo quanto si apprende, peraltro apprezzato dai Paesi fondatori, Germania e Francia in testa. Un gesto che rilancia una sintonia lungo l’asse Roma-Berlino. Ma non tutti hanno apprezzato: la minaccia del premier italiano rappresenta «un ricatto politico», ha infatti affermato da Budapest il portavoce del governo ungherese di Viktor Orban, Zoltan Kovacc. L’Ungheria, ha ribadito il portavoce, si oppone al sistema di quote per la ridistribuzione dei profughi all’interno dell’Unione europea.

Sconfitti Renzi e la linea della Merkel

E anche dall’Italia qualcuno non ha condiviso il diktat del premier: «Ha ragione il governo ungherese ad accusare Renzi di un ricatto politico sulla minaccia di far ridurre ai Paesi dell’Est i fondi per lo sviluppo erogati da Bruxelles se non cederanno sulle quote per i ricollocamenti degli immigrati. È un ricatto politico, come quelli che del resto ogni giorno da segretario del Pd mette in atto con i proprio parlamentari per costringerli a votare provvedimenti che non condividono; ma come si fa a non essere d’accordo con la politica dell’Ungheria o dell’Austria?», ha scritto in una nota Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e segretario della Lega Lombarda. «Da una parte, infatti – prosegue – c’è chi tutela i propri confini e la propria popolazione da quella che è una vera invasione, come stanno facendo i Paesi dell’Est Europa, ma anche quelli baltici che ormai sono chiusi a riccio, o la Austria e la Slovenia, e dall’altra c’è l’Italia che, rifiutandosi di fare pattugliamenti in mare e i respingimenti, accetta di farsi invadere dagli sbarchi a getto continuo cui sono sottoposte le nostre coste e pretenderebbe che anche agli altri Stati Ue facciano altrettanto. Peccato che gli altri leader europei, a differenza di Renzi e della sua Boldrini che lo supporta sempre, prima pensino al proprio popolo e al proprio territorio e quindi a presidiare i loro confini», conclude. E parte proprio in queste ore la stretta sui migranti annunciata dall’Austria e sulla quale si è consumato un duro scontro tra Vienna e l’Ue al Consiglio europeo, con Bruxelles che ha definito addirittura «illegali» le misure sui tetti giornalieri sull’accoglienza e sul transito dei richiedenti asilo. Il cancelliere austriaco Werner Faymann, malgrado le critiche, ha assicurato che il suo Paese sarebbe andato avanti nell’applicazione delle misure annunciate. E l’Ungheria chiuderà da domenica i suoi tre passaggi di frontiera ferroviari con la Croazia. Per il momento è previsto che questa misura duri 30 giorni. Nella disposizione firmata dal ministro dell’Interno Sandor Pinter, l’iniziativa è motivata con «l’interesse della sicurezza pubblica». Furiosa Berlino: il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maizière ha ammonito i Paesi europei dall’adottare nell’emergenza profughi misure a scapito della Germania, minacciando in tal caso reazioni. «Nel caso in cui alcuni Paesi dovessero tentare di trasferire i problemi comuni unilateralmente e sulle spalle dei tedeschi lo troveremmo inaccettabile e sarebbe incassato da parte nostra alla lunga non senza conseguenze», ha detto il ministro.