In migliaia ai funerali di Regeni. La mamma: «Il tuo, un pensiero d’amore»

Ed è arrivato il giorno dei funerali di Regeni. A Fiumicello tutti gli esercizi pubblici sono chiusi per lutto cittadino ad esclusione di bar e ristoranti, aperti proprio per servire da bere e da mangiare per gli ospiti e i giornalisti venuti da fuori. Il presidente della Commissione Esteri del Senato Pierferdinando Casini arriva anche prima del previsto. In piazza Unità d’Italia a Trieste sui palazzi di Regione, Comune e Prefettura, le bandiere sventolano a metà dei pennoni. Gli Atenei di tutta Italia, da Udine a Cagliari, sottolineano il cordoglio del mondo universitario per la tragica fine di un ragazzo talentuoso che «ha pagato con la vita il suo coraggio e il suo impegno civile per la verità e per la difesa dei diritti umani». Così come Assostampa e Fnsi hanno avuto parole di elogio per il «dottorando e autore di corrispondenze per alcuni media, che stava realizzando al Cairo inchieste scomode che ricostruivano molti angoli bui di quel paese e che, probabilmente, proprio per questo è stato torturato e ucciso». Ma ovviamente, su tutte, hanno colpito dritto al cuore le parole della mamma di Giulio: parole di gratitudine rivolte a quel figlio che non c’è più, trucidato e selvaggiamente ammazzato. «Grazie Giulio, per avermi insegnato tante cose – è il messaggio di Paola Regeni, letto sull’altare da un ragazzo – resta nel mio cuore l’energia del tuo pensiero. Il tuo pensiero, per amare, comprendere, costruire tolleranza». È con questo ricordo d’amore materno, allora, che si è chiusa la lunga e commovente serie di testimonianze di affetto e di stima tributate per l’ultima volta a Giulio Regeni nel corso dei suoi funerali.

Dolore e commozione ai funerali di Regeni

I circa mille posti a disposizione, sistemati nella palestra polifunzionale di Fiumicello per i funerali del giovane ricercatore sono già tutti occupati a più di un’ora dall’inizio della celebrazione funebre. Poche le corone e i cuscini di fiori, tra i quali quello dell’Ambasciata d’Italia e dell’Università di Cambridge. Un coro intona alcuni inni, poi si ferma all’arrivo del feretro. All’esterno della palestra almeno altrettante mille persone gremiscono lo spazio antistante la palestra, e comunque non potrebbero entrare per mancanza di posti all’interno. Il servizio d’ordine è particolarmente rigoroso, ma anche discreto. Poi, alla presenza di una platea numerosissima che, dall’esterno fa arrivare fino a dentro la palestra il caldo abbraccio di tutti i convenuti e il dolore di un Paese interno per questa giovane vita spezzata, il parroco di Fiumicello, don Luigi Fontanot, rivolgendosi al suo amico personale Giulio Regeni, nel corso dell’omelia funebre non può proprio non dire il suo «Grazie per questo compito di testimonianza che ci coinvolge tutti. Grazie, grazie e ancora grazie».

E intanto la verità sulla sua morte è ancora lontana

E mentre la famiglia di Giulio, il suo paese, i suoi amici di Cambridge, tributano il loro ultimo, commosso saluto al ragazzo ucciso in Egitto, il giallo della sua morte non accenna a districare la matassa che lo avvolge nel mistero più fitto. E ad alimentare dubbi e interrogativi irrisolti è intervenuta nelle ultime ore anche la notizia secondo la quale il ragazzo sarebbe stato identificato dalla polizia egiziana prima del 25 gennaio, giorno in cui fu segnalata la sua sparizione. La circostanza è stata riferita agli investigatori, sia al Cairo sia in Italia, da alcune persone la cui attendibilità è ora oggetto di verifiche da parte dei titolari delle indagini. Al vaglio degli inquirenti, peraltro, ci sarebbero anche altre informazioni riferite dagli stessi soggetti sui movimenti di Giulio Regeni nei giorni precedenti la morte. Ed è anche per cercare di chiarire queste ultime acquisizioni e per raccogliere le testimonianze di amici e conoscenti del ricercatore universitario, che il pm Sergio Colaiocco ha partecipato al funerale di Giulio Regeni. Il magistrato che indaga sul delitto, infatti, ha colto la triste occasione dei funerali anche per sentire tre colleghi di Regeni, i quali hanno riferito dei timori del giovane dopo quella misteriosa foto scattata da uno sconosciuto all’assemblea di un sindacato indipendente, e il docente universitario della British University del Cairo.

Caso Regeni, Rampelli: «Ottimista sulla verità? No, ma si collabori»

«Non sono ottimista sulla possibilità di arrivare alla verità su quello che è successo a Giulio Regeni», ha detto il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati Fabio Rampelli interpretando la convinzione di moltissimi italiani, e intervenendo alla trasmissione Tagadà in onda su La7. Non solo: dallo studio televisivo l’esponente di FdI ha anche spiegato che «il nostro Governo può utilizzare l’elemento di presenza strategica in quel quadrante: non credo che l’Egitto abbia interesse a isolarsi dalla comunità internazionale e rompere le relazioni con l’Italia». «Bisogna essere prudenti e cercare questa collaborazione – ha quindi concluso Rampelli – perché è l’unica possibilità di trovare una soluzione e di perseguire i responsabili di questo crimine efferato è quella di stanare le autorità egiziane».