Buttafuoco: «La destra vuole battere Renzi? Riscopra la lezione di Tatarella»

Qualche perplessità a parlarne, all’inizio, la ha, perché «è già stato detto tutto e usare la retorica per ricordare Tatarella sarebbe fargli torto». Epperò, nel diciassettesimo anniversario della morte del “ministro dell’Armonia”, Pietrangelo Buttafuoco non si sottrae al ricordo, calandolo tutto nell’attualità, fa un accostamento fra Renzi e Tatarella.

Lo pensa davvero o è una provocazione? In un ricordo di qualche tempo fa scrisse che a essere «degno erede di Pinuccio» era Nichi Vendola…

Perché in quel momento il protagonista era Vendola. Una cosa è certa: in una destra che si affida soltanto alla pesca delle occasioni e alla isteria come modello di elaborazione culturale non troverebbe niente del suo lavoro politico. Sicuramente guarderebbe con grande curiosità all’esperimento inclusivo che sta attuando Matteo Renzi.

A molti sembra più opportunista che inclusivo… 

Diciamo che Tatarella guarderebbe all’esperimento con curiosità e se ne ritrarrebbe immediatamente, individuando nell’attuale premier, più che un modello per i moderati, un astuto esecutore degli istinti tutti ideologici propri di un Togliatti da Pontassieve.

Quale era la lezione di Tatarella?

Il suo metodo era quello di lavorare con intelligenza e pazienza e, soprattutto, alimentare un confronto che era sempre affidato alle visioni più ampie e non al piccolo cabotaggio elettorale. Ricordiamoci che quando ebbe una profonda crisi con Silvio Berlusconi scelse di restituirsi alla propria città in un ruolo apparentemente marginale, quale poteva sembrare quello di assessore alla Cultura, per far sì che il suo esempio diventasse rivelatore non di un disagio, ma di un progetto propositivo.

E oggi?

Della politica italiana si è impossessato Matteo Renzi. E la fortuna e il successo di Renzi stanno nel fatto che la destra, che dovrebbe essergli avversaria e rivale, difetta di qualità politiche. Dirai: “Manco la sinistra esiste più”. Invece no, esiste perché è totalmente assoggettata a un leader. Almeno ha un leader. Con un Tatarella dall’altra parte Renzi avrebbe vita difficile, invece l’attuale opposizione  lo rende sempre più forte, perché passa il messaggio che non esiste alternativa e tutto lo sforzo finisce nel confermare questo disagio dell’opinione pubblica. Anche quelli che vorrebbero essergli contro sono consapevoli che non c’è alternativa, lo guardano in faccia e si ritraggano spaventati.

Tatarella avrebbe avuto una visione così fosca?

No, credo che nello scenario attuale avrebbe la sua contentezza nel sapere che c’è la candidatura di Marchini. Quello lo renderebbe allegro e divertito.

Allegro o divertito?

Soddisfatto. Io già lo immagino col suo paziente sorriso prefigurare quello che farà ballare – e non poco – Matteo Renzi. Marchini non è semplicemente un ingegnere, ha usato una parola tipica del linguaggio tatarelliano: «Federatore».